Miti svizzeri tutti da sfogliare

TRADIZIONI E TENDENZE – L’editore Capelli di Mendrisio pubblica una guida alle principali icone che simboleggiano la Confederazione elvetica
È un tour mitologico della Svizzera, attraverso quelle che sono considerate le icone della confederazione elvetica, dal leggendario Guglielmo Tell alla moderna Ovomaltina, dall’orologio, simbolo di un Paese, al suo formaggio tipico, l’Emmental. Se dell’eroe svizzero, diventato a  tutti noto per la maestria con cui colpì una mela poggiata sulla testa del figlio, si  conoscono molteplici varianti delle sue imprese, certa è invece la storia dell’Ovomaltina, il composto di malto d’orzo, uova e cacao, inventato a Berna nel 1904 dal chimico e farmacista Albert Wander con lo scopo quasi missionario di ridare forza ai malati e combattere la malnutrizione infantile.
Da allora l’ultracentenaria polvere da sciogliere nel latte ne farà di strada in tutto il mondo, arrivando anche a trasformarsi in barrette solide nel 1937, su richiesta del Consiglio federale svizzero, da destinarsi all’esercito della Confederazione.
Sempre legata alla milizia è un’altra invenzione svizzera: il notissimo coltellino multiuso, che vede la luce nel Canton Svitto nel 1891. Il Consiglio federale anche in quell’occasione decise
di dotare i suoi soldati di uno strumento versatile, caratterizzato all’inizio da una grande lama, un cacciavite, un apribottiglie e un punteruolo. Sei anni dopo il coltellino diventerà più tascabile, si arricchirà di una lama piccola e di un cavatappi  e assomiglierà maggiormente a quelli in circolazione oggi. E da allora ha conquistato il mondo intero, dimostrandosi indispensabile in situazioni estreme, come quando venne usato per una tracheotomia su un aereo o servì per riparare una jeep nel deserto del Sahara. Queste e altre curiose peculiarità svizzere vengono ripercorse nel recente volume di Oliver Scharpf  Lo chalet e altri miti svizzeri (Capelli Editore, pp.192,   15 euro).   
Altro mito svizzero, al quale spesso non si fa più nemmeno caso, se si è abituati a varcare spesso il confine, è quello dell’orologio delle stazioni, con il suo quadrante bianco, l’assenza totale delle cifre, linee e tratti neri essenziali, cassa in alluminio e un tocco di rosso. La sua ideazione risale al 1944, quando fu inventato dall’ingegnere zurighese Hans Hilfiker, impiegato nelle ferrovie elvetiche. Il segreto della precisione sta nell’esile lancetta rossa, dalla forma della paletta dei capistazione di una volta, che percorre senza scatti un minuto in 58 secondi e mezzo, poi si ferma per un secondo e mezzo, in attesa di ripartire. Ed è proprio questa sosta che permette la precisa sincronizzazione con gli oltre 3.000 orologi in funzione nelle stazioni svizzere, consentendo la partenza puntuale di ogni treno.
Sempre nel campo dei trasporti, altra icona è l’autopostale, più semplicemente noto in Ticino come “la posta”, il caratteristico autobus di colore giallo in circolazione dal 1906, che si fece largo nell’opinione collettiva,  però, solo dal 1919, quando raggiunse il passo alpino del Sempione. Impossibile non riconoscerla, sia per il suo colore, sia per il clacson a tre tonalità, introdotto per una maggior sicurezza sui curvoni di montagna. Ormai fa parte non solo del paesaggio svizzero, ma ha anche una notevole valenza sociale, in quanto è utilizzata quotidianamente da studenti e pensionati, turisti e lavoratori e non ha niente da spartire con gli anonimi bus cittadini. Il “postino”, cioè il conducente, è contraddistinto da humor e pazienza, fa volentieri due chiacchiere con i passeggeri e un tempo, sulla linea più in pendenza d’Europa, inaugurata nel 1933 a Kiestal e Griesalp, riceveva addirittura la mancia.
Uno dei più classici ed oggi più discussi miti svizzeri è quello del segreto bancario, nato a Berna nel 1934 e minacciato fortemente dall’opinione pubblica straniera, dopo la crisi economica americana del 2008. Strettamente legata all’influenza statunitense e in particolare alla guerra fredda con l’Unione Sovietica è stata la nascita di un’altra icona svizzera, quella del rifugio antiatomico, di cui si iniziò a parlare nel 1963, nel primo disegno di legge federale sull’edilizia di protezione civile. I proprietari di immobili erano tenuti a realizzare rifugi in tutte le nuove case, negli ospedali e negli istituti o a versare contributi sostitutivi nel caso non vi provvedessero. Il risultato complessivo è che oggi più del 95% della popolazione svizzera ha un posto protetto dove rifugiarsi e dispone del più grande bunker civile del mondo, situato sotto il tunnel del Sonnenberg, vicino a Lucerna, a prova di 70 bombe come quella esplosa ad Hiroshima ed in grado di accogliere 20mila persone
Cristina Fontana

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