Mobilità transfrontaliera, duello Borradori-Cattaneo

alt Il convegno di Mendrisio
Il sindaco e l’ex assessore ai Trasporti della Regione battibeccano sulla Arcisate-Stabio

«Il blocco del trasferimento dei fondi dei frontalieri attuato dal Cantone Ticino due anni fa? Esempio e precedente per nuove iniziative da parte ticinese. Ma anche la Regione Lombardia dovrebbe pensare ad azioni del genere contro Roma». La provocazione è arrivata da Marco Borradori, oggi sindaco di Lugano ma per anni responsabile del Dipartimento delle infrastrutture e del territorio nel Cantone di lingua italiana, durante un convegno organizzato a Mendrisio dai Lions locali. L’obiettivo dell’evento

era confrontarsi sulle sfide che il problema della mobilità nel territorio insubrico pone e come trasformarle in opportunità di sviluppo sociale ed economico. Un appuntamento che ha riservato non pochi affondi e risposte, da una parte e dall’altra.
All’invito a quella che potremmo definire “disobbedienza civile” da parte della Regione Lombardia ha risposto Raffaele Cattaneo. Oggi presidente del consiglio regionale, Cattaneo è stato per 7 anni assessore ai trasporti al Pirellone, durante i quali ha avuto, come controparte, proprio Borradori, in una partnership solida che va oltre la politica.
Questa volta, però, l’esponente varesino del centrodestra non lo ha seguito, replicando che «il finanziamento per 223 milioni di euro della Arcisate-Stabio è completo. Rimangono fuori solo alcune spese extra, per un importo tra i 10 ed i 20 milioni, meno del dieci per cento del totale».
I milioni mancanti riguardano i lavori per la rimozione di 1,5 milioni di tonnellate di terra contenenti arsenico. In particolare, per circa la metà del terreno inquinato dal pericoloso minerale si tratta di trovare una destinazione adeguata, «una cava abbandonata, in una zona i cui valori naturali di arsenico siano gli stessi, in modo da non alterarne la qualità complessiva».
Pochi minuti prima di Borradori, era stato Marco Romano, giovane deputato del Partito popolare democratico al Parlamento elvetico, a lanciare frecciate verso il mondo politico lombardo.
«La Svizzera ha già pagato di tasca sua, con 280 milioni di franchi, i lavori di aggiornamento della tratta ferroviaria lombarda, per portarla a 4 metri e permettere il passaggio dei treni a due piani. Dovremmo pagare anche la rimozione dell’arsenico dalla Arcisate-Stabio? Io dico no ad una mentalità da “tanto pagherà la Svizzera”». Per poi arrivare all’affondo finale: «Spero in uno sviluppo in senso federalista in Italia per liberare risorse locali».
Se Cattaneo ha preferito replicare puntando, da una parte, sul fatto che i finanziamenti per il completamento del collegamento ferroviario tra Mendrisio e Varese ci sono, e che anche il problema di cosa fare del terreno inquinato da arsenico verrà comunque risolto a breve, Andrea Debernardi, esperto di tematiche della mobilità ferroviaria, ha rilanciato la palla nel campo ticinese e svizzero affermando che «i decisori svizzeri si trovano in difficoltà nell’affrontare le questioni dal punto di vista della necessità di valorizzare l’esistente. Il Ticino non riesce ad abbandonare la logica del cordone ombelicale, che lo imprigiona nel ruolo di corridoio di transito e gli impedisce di sfruttare le potenzialità del trasporto transfrontaliero.

Franco Cavalleri

Nella foto:
Molte le questioni ancora aperte riguardo alla mobilità tra il Canton Ticino e la Regione Lombardia

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