Modello emiliano per via Napoleona. La Cgil: «Così riduciamo i costi»

altLa proposta in un convegno disertato però da Comune e Asl
«L’Asl deve fare la sua parte per realizzare la cittadella sanitaria. È inaccettabile che prima l’assessore regionale alla Sanità Mario Mantovani, poi il direttore generale dell’azienda sanitaria Roberto Bollina, dicano che non ci sono i soldi e che il progetto non si farà. L’opera deve essere completata, è in gioco il futuro di Como».
Matteo Mandressi, segretario della Cgil Funzione pubblica di Como, ha riportato ieri l’attenzione sulla centralità della cittadella sanitaria di via

Napoleona in apertura dei lavori di un convegno organizzato dal sindacato nella sede della ex Circoscrizione a Camerlata.
Le sedie riservate ai vertici dell’Asl e del Comune di Como sono rimaste vuote.
«Ci sono due consiglieri comunali di Palazzo Cernezzi e li ringraziamo – ha detto il responsabile scientifico dell’evento, Giuseppe Carrano – Mancano però gli assessori, così come è assurdo che manchi l’Asl. Su questo tema devono giocare un ruolo da protagoniste le istituzioni, vale a dire gli enti che hanno firmato l’accordo di programma».
Il convegno è stato l’occasione per citare un modello riuscito di cittadelle della salute, quello emiliano.
«Dal 2010 lavoriamo concretamente al progetto delle case della salute – ha detto Antonio Brambilla, dirigente del settore Salute della Regione Emilia Romagna – In pochi anni, con un investimento di 117 milioni di euro, abbiamo trasformato in case della salute 55 piccoli ospedali. Queste strutture sono un punto di riferimento per i cittadini per tutti i servizi sanitari di base, dal medico di medicina generale al consultorio passando dalle visite specialistiche».
Un modello al quale, secondo il dirigente della Regione Emilia, anche Como potrebbe puntare.
«A Como si dovrebbe pensare a una casa della salute grande, con tutti i servizi di assistenza primaria – ha detto Brambilla – In Emilia, per il sindaco di una città capoluogo sarebbe motivo di vanto avere una struttura simile. I progetti delle case della salute sono stati realizzati con la partecipazione attiva, anche economica, di tutti gli enti coinvolti. Attualmente siamo arrivati a 61 strutture attive, ma l’obiettivo è di incrementarle».
Per il rappresentante delle Rsu del Sant’Anna, Giuseppe Callisto, la cittadella sanitaria in via Napoleona andrebbe a colmare un vuoto sul territorio. «Sarebbe sicuramente un modo per ridurre i costi e ottimizzare le risorse – ha detto – I cittadini potrebbero contare su servizi più fruibili in un’unica sede e si potrebbe gestire meglio il tema delle dimissioni protette e dei pazienti con patologie croniche».

A. Cam.

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