Mogherini: «Legge sugli artigiani bocciata da Berna». Il dossier Ticino all’Unione Europea

La legge sugli artigiani? «Non piace nemmeno a Berna». La modifica costituzionale ticinese “Prima i nostri”? «Al vaglio, presto, del comitato misto Ue-Svizzera». La chiusura dei valichi secondari? «Ne abbiamo informato immediatamente la direzione generale competente della commissione Ue per gli affari interni e la migrazione».
Il governo dell’Unione Europea, attraverso l’alto rappresentante per la politica estera, l’italiana Federica Mogherini, affronta per la prima volta in modo ufficiale il dossier Ticino. E lo fa con una lettera indirizzata dalla stessa Mogherini alla deputata europea Lara Comi.
Quest’ultima, il 5 aprile di quest’anno, aveva invitato l’alto rappresentante per la politica estera a valutare la crescita «dei sentimenti molto critici nei confronti dell’Italia» avvenuta in Svizzera negli ultimi tempi.
Comi aveva elencato una serie di problemi: dall’esito dell’iniziativa “Prima i nostri” all’obbligo di presentazione del certificato penale per i frontalieri, alla chiusura dei valichi secondari decisa da Berna in modo unilaterale su richiesta della parlamentare leghista ticinese Roberta Pantani.
«Mi permetta di rassicurarla sul fatto che condivido pienamente le sue preoccupazioni – scrive nella sua risposta Federica Mogherini – e che la commissione Ue sta lavorando per rimediare a ogni possibile violazione dell’accordo tra Svizzera e Unione Europea sulla libera circolazione delle persone».
Il passaggio più significativo della lettera, però, è certamente quello in cui l’ex ministro degli Esteri del governo italiano rivela i dubbi di parte elvetica sulla legge votata dal Parlamento ticinese in materia di lavoro artigiano, la ormai nota Lia: «Entrambe le parti (Europa e Svizzera, ndr) hanno convenuto che la legge non è pienamente compatibile con gli obblighi internazionali assunti» dalla Confederazione.

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