Cronaca

Molestie a ragazzini, sconto di pena per l’allenatore di calcio

I giudici di Appello “cancellano” 16 mesi al 31enne di Como: dovrà scontare poco più di due anni
Due anni e 4 mesi. Il giudici d’Appello di Milano, hanno concesso un importante “sconto” di pena all’ex allenatore di calcio del Sagnino condannato in primo grado a 3 anni e 8 mesi.
L’uomo, 31 anni – difeso dagli avvocati Giovanni Spinelli e Giuseppe Monti – era infatti finito a processo con la pesante accusa di violenza sessuale ai danni di ragazzini da lui allenati.
Secondo la tesi accusatoria, infatti, l’uomo residente a Como molestava i propri giocatori contattandoli soprattutto via Facebook, dove in chat avvenivano approcci spesso molto espliciti.
Contatti che poi lo stesso uomo chiedeva di cancellare dalla cronologia. Le vittime erano tutte minori di 14 anni, e ben otto avrebbero potuto chiedere i danni costituendosi parte civile. Cosa che però non è avvenuta. In un caso, contestava l’accusa, l’imputato approfittò anche di un angusto spazio per dare un bacio ad un ragazzino. Tutti elementi che, come detto, portarono prima a un’indagine sul suo conto, poi a provvedimenti restrittivi del giudice (l’uomo è e rimane ai “domiciliari” con il solo permesso di recarsi al lavoro), infine alla condanna in primo grado a 3 anni e 8 mesi (l’accusa ne aveva chiesti 2 in più, 5 e 8 mesi). La difesa, in questi mesi, ha però presentato ricorso in Appello, ritenendo la condanna comunque troppo pesante.
Puntando soprattutto a “smontare” l’episodio del bacio, «dato in un magazzino adiacente al campo di allenamento affollato di giovani atleti», per di più «non chiuso a chiave». La vittima, inoltre, «si è semplicemente dichiarata infastidita» dalla condotta dell’imputato «allontanato con estrema facilità».
Un «grado di reale offesa», scrivono ancora gli avvocati Spinelli e Monti, che ha portato la vittima «a non costituirsi parte civile nel giudizio». Sintomo questo «della assoluta residualità della compromissione della libertà sessuale causata nonché della pochezza del danno arrecato in termini psichici». Una tesi, quest’ultima, che potrebbe aver pesato in Appello, con i giudici che – come detto – hanno “scontato” all’allenatore un anno e 4 mesi, scendendo agli attuali 2 anni e 4 mesi.
Ora non rimane che attendere il deposito delle motivazioni della sentenza di secondo grado, che con ogni probabilità verrà nuovamente impugnata di fronte alla Cassazione.
Al momento dell’esplosione del caso, che risale alla primavera del 2010, l’allenatore delle squadre giovanili del Sagnino collaborava anche con il Calcio Como, la squadra più importante della provincia, anche se tutti gli episodi contestati sono avvenuti nell’ambito dei ragazzi che ruotavano attorno alla squadra della periferia lariana.

Mauro Peverelli

Nella foto:
Gli episodi contestati al 31enne di Como risalgono alla primavera del 2010 quando l’allenatore lavorava per il Sagnino
9 maggio 2012

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Redazione Corriere di Como redazione@corrierecomo.it


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