Molte comunità islamiche sotto il tetto della moschea: ecco il progetto di Cantù

Il capannone che potrebbe essere utilizzato come nuova moschea a Cantù

Il capannone che potrebbe essere utilizzato come nuova moschea a Cantù Il capannone che potrebbe essere utilizzato come nuova moschea a Cantù

Senegalesi, pakistani, marocchini, tunisini, congolesi. La moschea che dovrebbe aprire a Cantù, in un capannone di via Milano, radunerà sotto lo stesso tetto cittadini originari di Paesi di mezzo mondo, riuniti in un’unica associazione per costruire, insieme, un luogo in cui pregare ma anche organizzare incontri ed eventi culturali.
Associazione Islamica Culturale Canturina. Questo il nome scelto dal gruppo che sta portando avanti il progetto della moschea. Del direttivo fanno parte attualmente 17 persone.
«Siamo aperti a chiunque voglia entrare a far parte del gruppo – sottolinea uno dei componenti del direttivo, il senegalese Amadou Gueye, da 24 anni a Cantù – Non c’è alcun tipo di distinzione per quanto riguarda il Paese di provenienza. Tutti i musulmani che lo desiderano possono fare riferimento a questo gruppo e contribuire alla realizzazione della moschea».
Per quanto riguarda l’iter che dovrebbe portare all’apertura del luogo di culto islamico – progetto contro il quale si è schierato il Comitato “No alla moschea”, guidato dalla Lega Nord – la pratica è al momento in fase di valutazione degli uffici comunali competenti. «Abbiamo presentato tutta la documentazione richiesta già da tempo – spiega Amadou Gueye – Abbiamo fatto quello che dovevamo e che ci è stato chiesto e attendiamo solo la risposta del Comune».
Il portavoce dell’Associazione chiarisce anche gli aspetti economici del progetto. «Credo sia bene ribadire che non abbiamo chiesto soldi al Comune o altri fondi pubblici – precisa Gueye – Il progetto si fonda esclusivamente sull’autofinanziamento. Siamo persone che vivono e lavorano su questo territorio e che vogliono realizzare una moschea e per questo danno il loro contributo. Chiunque può contribuire al progetto, anche musulmani non canturini che comunque vogliono dare una mano. La spesa complessiva per l’acquisto del capannone e i piccoli lavori che devono essere realizzati è di circa 800mila euro. Abbiamo già firmato il contratto e iniziato a pagare nell’ottobre scorso».
Dell’Associazione Islamica Culturale Canturina aveva parlato già nel consiglio comunale straordinario dedicato alla moschea, nel dicembre scorso, il sindaco di Cantù, Claudio Bizzozero. Il primo cittadino aveva spiegato anche che stava lavorando, con il gruppo, alla stesura di un documento di intesa che impegna la comunità musulmana al rispetto di regole e principi. Una sorta di patto tra i promotori della moschea e l’amministrazione comunale.
L’ipotesi di un referendum non preoccupa l’associazione. «Siamo convinti che, se la domanda verrà posta nel modo corretto e i canturini avranno tutte le giuste spiegazioni, non ci sarebbe alcun problema – dice Amadou Gueye – In ogni caso, quella del referendum è una questione politica nella quale non entriamo. La sicurezza, invece, siamo i primi a volerla – conclude il portavoce dell’associazione – Viviamo e lavoriamo a Cantù, i nostri figli sono nati qui, le nostre famiglie vivono qui. Se la Lega Nord parla di una battaglia per la sicurezza, allora stiamo lavorando per lo stesso obiettivo».
Anna Campaniello

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