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Monica Guerritore porta Brecht a Chiasso

“L’anima buona di Sezuan” in scena il 7 dicembre al Cinema Teatro

Un classico della drammaturgia dello scrittore tedesco Bertolt Brecht torna nella Svizzera in cui ha avuto esordio. Scritta a cavallo tra il 1938 ed il 1940, la pièce “L’anima buona di Sezuan” venne inscenata per la prima volta nel 1943 a Zurigo per la regia di Leonard Steckel. L’opera contiene, oltre a numerosi intermezzi, anche delle canzoni la cui musica è stata originariamente composta da Paul Dessau. È considerata una dei capolavori del teatro epico. La regione del Sezuan citata nel titolo è un riferimento al Sichuan, provincia cinese: nel testo, Brecht specifica che il Sezuan, assurto a luogo per eccellenza dove gli uomini sono sfruttati dagli uomini, oggi non ha più queste caratteristiche. È in effetti una storia di ultimi, di sfruttamento e di redenzione, quantomai attuale.

E la regista e interprete Monica Guerritore coglie la funzione civile di questo capolavoro nell’allestimento che propone sabato alle 20.30 al Cinema Teatro di Chiasso nella traduzione di Roberto Menin e in una messinscena ispirata all’edizione di Giorgio Strehler di Milano del 1981. La Guerritore è in scena con Matteo Cirillo, Alessandro Di Somma, Vincenzo Gambino, Nicolò Giacalone, Francesco Godina, Diego Migeni e Lucilla Mininno. Dice l’attrice: «Ne L’anima buona di Sezuan c’è un piccolo popolo di abitanti di un luogo che è tutti i luoghi del mondo: essi appaiono come buffi, straniti e imperiosi ‘personaggi’ più veri e precisi che nel mondo reale. Nel mio spettacolo sarà forte l’influenza del mio maestro Strehler: soprattutto nel concetto che l’essere umano si rappresenta perché, attraverso la rappresentazione, qualcuno lo capisca, lo accolga, lo compianga e forse gli dia una soluzione finale. Nell’Anima Buona c’è tutta la tenerezza e l’amore per gli esseri umani costretti dalla povertà e dalla sofferenza a divorarsi gli uni con gli altri ma sempre raccontati con lo sguardo tenero e buffo di chi comprende. In questi anni durissimi solo il teatro può raccontarci dal di dentro, rendendoci consapevoli delle maschere ringhianti che stiamo diventando».

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