Cultura e spettacoli

“Monuments men” anche a Bellagio

altTra storia e memoria.   La presentazione del volume sulla “Perla del Lario” nel biennio 1943-1945
Anche Bellagio ebbe i suoi “monuments men”, quei corpi speciali inviati in missione a recuperare le opere d’arte sottratte da Hitler in vista di un suo personale mastodontico “Museo”. Se sul Lario non bazzicò un Frank Stokes, lo storico dell’arte (interpretato dal bel George Clooney appunto nel film Monuments men), che ebbe l’incarico da Roosevelt in persona di guidare un gruppo di esperti nel recupero di capolavori rubati, dopo l’8 settembre, con l’Italia divisa in due e il territorio della Repubblica di Salò sotto i bombardamenti, un ruolo simile lo ebbe il sovrintendente Guglielmo Pacchioni a Bellagio.

Con i suoi collaboratori stipò numerose opere d’arte nei sotterranei delle ville Giulia e Melzi e nei cunicoli della Basilica di San Giacomo.
A ricostruire l’episodio è Pierfranco Negri – insegnante, appassionato di storia e tradizione locali e collaboratore de “Il Giorno” – autore dell’interessante volume Bellagio – Il villaggio dei diplomatici (New Press edizioni, 9.50 euro), una sintetica e curiosa ricerca che getta luce su uno dei bienni più dolorosi del secolo scorso intrecciando, da un lato, le vicende della grande Storia con gli aspetti del vivere quotidiano sul Lario, dall’altro gli importanti nomi della scena internazionale, dell’esercito, dell’industria e delle diplomazie mondiali con le sofferenze, le difficoltà, le meschinità dell’arrabattarsi quotidiano nella Tremezzina.
La ricerca di Pierfranco Negri si concentra sul biennio 1943-1945, quando la Perla del Lario divenne sede delle ambasciate di quelle nazioni che riconobbero la Repubblica di Salò. A Bellagio si installarono le strutture del comando tedesco e una base dell’Aviazione Militare, mentre l’Organizzazione Todt si piazzò a Limonta, frazione di Oliveto Lario, dando vita ad una sorta di “impresa di costruzioni” al servizio della Germania nazista.
Bellagio dunque, fu “villaggio di diplomatici” che si insediarono all’Hotel Excelsior Splendide. Tra questi, un ruolo fondamentale l’ebbe l’ambasciatore giapponese, il barone Hidaka, il cui nome si legò a Mussolini – essendo il tramite tra la politica di Salò e l’imperatore Hirohito – e che fu determinante nella trattativa con gli americani dopo la resa. Negri sottolinea come questa sua “immunità” lo volle custode di importanti documenti, avuti addirittura dallo stesso Duce o di altri “importanti segreti” come il carteggio Churchill-Mussolini.
Sul Lario Hidaka divenne però noto per il suo ruolo di mecenate, visto che fu letteralmente folgorato dalla poesia del futurista Marinetti di cui divenne fraterno amico. Marinetti soggiornò a lungo a Bellagio con la famiglia e vi morì il 2 dicembre del 1944; Hidaka lo protesse e pagò tutte le sue spese di soggiorno. Quanto ai tedeschi, Negri ricorda il cosiddetto “Accordo di Bellagio” stipulato nell’ottobre del ’44 tra Repubblica di Salò e Germania che parificava diritti e doveri dei lavoratori italiani internati a quelli tedeschi e prevedeva l’eventuale rimpatrio di lavoratori e militari prigionieri. Gli italiani andavano così a rimpiazzare i tedeschi chiamati al fronte, sguarnendo così una forza lavoro già impoverita dalla chiamata di leva e dalle lotte partigiane.
Toccanti le testimonianze della gente comune, su cui purtroppo Negri si sofferma poco, come quel ragazzino Teofilo Taccagni che ricorda il padre maestro a Bellagio, disperato al vedere i suoi alunni che si combattevano e si uccidevano tra loro, divisi tra repubblicani e partigiani, dopo essersi seduti negli stessi banchi. Importanti poi i ricordi di solidarietà nei confronti di chi fuggiva la guerra, ebrei e disertori spesso nascosti e rifocillati dalla popolazione locale a rischio di rappresaglie. Piccoli esempi che contrastano con il furore della guerra e che servono a non dimenticare. Come quei dipinti della Pinacoteca di Brera, le 41 casse del Museo della Scala e la “Crocifissione” del Guttuso o “L’estasi di Santa Cecilia” nascosti a Villa Melzi che noi possiamo ancora ammirare nel nostro Paese.
Il 3 ottobre 1945, infatti, il nostro “monument man” Pacchioni così informava il vicequestore Cappuccio: «Nessun dipinto appartenente a questa Pinacoteca è stato sottratto dai nazifascisti».
Il libro viene presentato alla Biblioteca di Asso oggi alle 21. Ingresso libero.

Katia Trinca Colonel

Nella foto:
George Clooney in una scena del recente film Monuments men dedicato ai cacciatori di tesori d’arte durante la Seconda guerra mondiale
29 Maggio 2014

Info Autore

Redazione

Redazione Corriere di Como redazione@corrierecomo.it


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Archivio
Dicembre: 2018
L M M G V S D
« Nov    
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
31  
Numeri utili
NUMERO UNICO DI EMERGENZA
numero 112 lampeggianti
farmacia Farmacie di turno farmacia

ospedale   Ospedali   ospedale

trasporti   Trasporti   trasporti
Colophon

Editoriale S.r.l.
Via Sant’Abbondio 4 – 22100 Como
Tel: 031.33.77.88
Fax: 031.33.77.823
Info:redazione@corrierecomo.it

Corriere di Como
Registrazione Tribunale di Como n. 26/97
ROC 5370

Direttore responsabile: Mario Rapisarda

Font Resize
Contrasto