Morì dopo aver mangiato il riso in insalata. Il caldo torrido fu alla base della tragedia

Ramponio Verna – La Procura ha chiesto l’archiviazione del fascicolo aperto in seguito al dramma
Samuel, 16 mesi, fu stroncato dalla disidratazione successiva a un batterio killer
Nessun profilo di responsabilità attribuibile a chi ha prodotto gli alimenti con cui è stato confezionato il riso in insalata.
Il pubblico ministero di Como, Massimo Astori, ha così chiesto l’archiviazione del fascicolo aperto in seguito alla morte del piccolo Samuel Mancini, di appena 16 mesi, avvenuto la scorsa estate al Cof di Lanzo Intelvi.
Il batterio “Bacillus cereus” che ne ha causato il decesso, infatti, si sarebbe sviluppato solo in seguito alla preparazione della pietanza, forse a causa del lungo
 viaggio dall’abitazione del piccolo fino alla casa di vacanza (da Cardano al Campo, in provincia di Varese, a Ramponio Verna in Valle Intelvi) e alle contemporanee alte temperature di quei giorni, superiori ai 30 gradi.
Sono queste le conclusioni cui è giunta la Procura cittadina che ha indagato su quanto accaduto nella notte tra il 23 e il 24 giugno 2012.
Una tragedia avvenuta nel breve volgere di poche ore, da quando cioè il piccolo Samuel ha mangiato una piccola quantità di riso – intorno alle 12.30 del 23 giugno – fino al disperato ricovero nella notte al Cof di Lanzo. Quando ormai, tuttavia, la situazione era già compromessa.
I consulenti del pm hanno analizzato in questi mesi tutti gli alimenti utilizzati per quel mix fatale, ovvero riso, tonno, wurstel, condimenti già pronti, mozzarelle, e anche le tre uova prese dal pollaio del nonno.
In nessuno di questi è stata riscontrata la presenza del batterio, tuttavia ben presente nel riso rimasto dopo il pranzo e, pure questo, analizzato dai consulenti dell’Azienda sanitaria locale.
Perché, come è stato appurato, il riso è un alimento che favorisce se non conservato correttamente «la crescita e la moltiplicazione del germe».
Le cause di quanto accaduto, dunque, sarebbero da ricondursi – secondo l’Asl – alla scorretta modalità di conservazione dell’alimento durante il trasporto più che a vizi degli alimenti già presenti prima della preparazione del riso in insalata e che non sono stati riscontrati nei test successivi eseguiti sui vasetti e sulle confezioni dove gli stessi erano contenuti.
Il riso, hanno ricostruito gli inquirenti – le indagini sono state seguite dai carabinieri di Lanzo – era stato preparato nella casa di Cardano al Campo intorno alle 12 del 22 giugno, il giorno prima della partenza per la vacanza di Ramponio Verna.
L’alimento venne poi consumato alle 12.30 del giorno successivo, dopo un viaggio di un’ora e mezzo compiuto «con una temperatura ambientale di circa 30°» e con il riso tenuto nella stessa pentola di cottura con cui era stato prima preparato e poi messo regolarmente in frigorifero.
Caldo e lunghezza del tragitto potrebbero così aver fatto insorgere il “Bacillus cereus”, poi purtroppo protagonista del decesso del piccolo Samuel avvenuto in seguito alla sopravvenuta disidratazione successiva.
Purtroppo – avrebbe poi appuntato il consulente del pm che ha eseguito l’esame anatomopatologico – il decorso di questi problemi può essere «insidioso», non permettendo a chi osserva il bambino di rendersi contro della gravità della situazione fino a che la disidratazione «non si manifesta con segni inequivocabilmente gravi».
Lo stesso riso in insalata, occorre ricordare, creò problemi anche ai quattro adulti che consumarono lo stesso pasto di Samuel, ovvero i genitori e i nonni materni.
Tutti presenti nella casa di Ramponio Verna quel maledetto giorno di giugno.

Mauro Peverelli

Nella foto:
Il Cof di Lanzo dove avvenne in decesso del piccolo Samuel

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