Morta sotto il Baradello: la donna ha una ferita alla nuca

Ieri il figlio ha deposto un mazzo di fiori nello stesso luogo in cui, lunedì, ha scoperto il corpo della madre: «Come ho fatto a trovarla? L’ho cercata»
Solo l’autopsia disposta dalla Procura potrà sciogliere ogni riserva sulle cause del decesso
«Sapevo che si trovava da queste parti. Come ho fatto a trovarla? L’ho cercata». Poche parole, pronunciate a voce bassa e rubate da un microfono.
Il figlio di Maria Buza, la donna 49enne di origine moldava morta sulle pendici del monte che porta al Baradello, è tornato ieri mattina sul posto del ritrovamento del corpo senza vita della madre.
È stato proprio lui, che da sabato ne aveva denunciato la scomparsa, a trovare la madre riversa nella neve, circondata da pochi oggetti e da un paio di candele rosse, accese forse nella vana speranza di spezzare il freddo devastante di queste ore.
Il figlio, nel punto in cui il corpo giaceva, ha lasciato una immagine sacra e un mazzo di fiori bianchi e rossi. Un giaciglio improvvisato, quello della povera donna, sotto ad un arbusto e mezzo riparato dal vento grazie ad un muro.
Precauzioni che non le sono servite ad evitare la morte. «Non so se viveva qui», dice ancora il figlio prima di allontanarsi nella neve assieme ad un amico che l’ha accompagnato nei boschi che sovrastano Como. Il resto è ora materiale per la Procura lariana – pubblico ministero Simona De Salvo – chiamata ad appurare, con il contributo della squadra mobile della Questura, quanto successo in quel sentiero di montagna a due passi dal Baradello. A destare un’ombra sulla vicenda si è aggiunta, dopo un primo esame esterno del corpo, una contusione riscontrata sulla nuca della donna.
Una lesione che verrà analizzata in queste ore dal medico anatomopatologo dell’ospedale Sant’Anna di Como cui il magistrato ha affidato l’autopsia. La ferita sarebbe compatibile con una caduta contro un sasso, forse in seguito ad un malore oppure ad un colpo di freddo. Ma anche, da quel poco che si è potuto apprendere, con i segni lasciati da un altro oggetto contundente.
Un caso, quest’ultimo, che potrebbe far pensare a una aggressione, eventualità che tuttavia la squadra mobile, con gli elementi raccolti finora, tende a escludere.
Solo l’autopsia, comunque, potrà definitivamente sciogliere questo inquietante dubbio che ha iniziato ad aleggiare attorno al ritrovamento del corpo della donna moldava. A denunciarne la scomparsa, nella giornata di sabato, è stato il figlio che vive a Parma. Lo stesso figlio, non avendo avuto risposta alle proprie richieste di soccorso da parte delle forze dell’ordine, ha quindi deciso di seguire da solo le tracce della madre che la indicavano al lavoro in provincia di Como come badante. Difficile capire come il figlio abbia fatto, dopo aver setacciato una intera zona della città, ad arrivare al punto esatto del ritrovamento del corpo. Si sa però che, prima della macabra scoperta, l’uomo si era rivolto all’Ozanam in via Napoleona e ad altre persone che avrebbero potuto avere contatti con la madre.
Poi, sulle pendici del monte che conduce al Baradello, nei pressi di un muro e sotto ad un arbusto sempreverde, ecco la scoperta. Vano – erano le 16 di lunedì pomeriggio – l’intervento dei medici del 118 che non hanno potuto fare altro che constatare il decesso della vittima.
Morte che non si esclude possa essere avvenuta già nella giornata di sabato, ovvero quando il figlio si era recato dai carabinieri di Parma per denunciare la scomparsa della madre. Elemento – quello del tempo trascorso dal decesso – che potrebbe rivelarsi importante al pari, ovviamente, delle cause e della spiegazione di quel segno notato sulla nuca della donna dell’Est.

Mauro Peverelli

Nella foto:
Il figlio della donna moldava deposita un mazzo di fiori nel punto del ritrovamento della madre (a sinistra). In alto, raccoglie gli oggetti della donna rimasti nella neve

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