Morti sospette a Saronno, spunta un nuovo caso comasco

Ospedale di Saronno

Potrebbe esserci un nuovo caso di morte sospetta nell’inchiesta sugli omicidi in corsia all’ospedale di Saronno (Varese) denominata “Angeli e Demoni”. Tre farmaci per la cura della schizofrenia – Midazolam, Promazina e Clorpromazina, rispettivamente un ansiolitico, un anti-psicotico e un neurolettico – erano presenti nel corpo di Domenico Brasca, ex titolare di un’azienda di verniciatura e vedovo da 5 anni, morto 81enne il 18 agosto 2014, dopo essere stato curato al pronto soccorso dell’ospedale dall’ex viceprimario del reparto Leonardo Cazzaniga. Questi è oggi a processo, davanti ai giudici del Tribunale di Busto Arsizio, per undici morti sospette in corsia (e altre tre nella famiglia dell’ex amante, l’infermiera comasca Laura Taroni). La novità è emersa a Busto per voce dei periti incaricati dalla Procura della Repubblica bustocca di effettuare l’autopsia sulla salma di Brasca, riesumata dal cimitero di Rovello Porro nello scorso mese di marzo. I periti sono intervenuti nel corso di un incidente probatorio davanti al giudice delle indagini preliminari Piera Bossi. In aula, assente l’imputato (rappresentato dall’avvocato Ennio Buffoli), gli esperti hanno spiegato che quei farmaci avrebbero potuto accelerare la morte del paziente. L’accusa, rappresentata in aula dal procuratore della Repubblica di Busto Arsizio, Gianluigi Fontana e dal procuratore aggiunto Maria Cristina Ria, valuterà adesso se chiudere formalmente questo nuovo capitolo di indagine e chiedere formalmente il rinvio a giudizio del medico anche per quella che diventerebbe la dodicesima morte sospetta in corsia. La perizia sul corpo di Brasca è stata firmata da Cristina Cattaneo, direttore del laboratorio di antropologia e odontologia forense di Milano (Labanof); Gaetano Iapichino, ordinario di anestesia alla Statale di Milano; Vera Gloria Meretti, medico legale del Labanof; Angelo Groppi, tossicologo forense di Pavia. L’anziano di Rovello Porro venne portato in ospedale attorno alle 5 del mattino in condizioni gravi e dichiarato ormai agonico. Alle 10 la famiglia lo riportò a casa dove morì poco dopo le 13.

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