Morto dopo la caduta: in aula il presunto pusher

Palazzo di giustizia, tribunale di Como (via Cesare Battisti)

È iniziato ieri mattina – con la sfilata dei primi testimoni, ovvero i carabinieri che intervennero sul posto della tragedia – il processo a carico del 34enne di origine turca, residente a Porlezza, accusato dalla Procura di Como di aver «cagionato la morte» di Nicolas Nardiello, quale «conseguenza non voluta». In sostanza, secondo il pubblico ministero che ha condotto le indagini, il dottor Antonio Nalesso, il ragazzo finito in aula avrebbe ceduto due dosi di cocaina, droga che avrebbe causato nella vittima (un 25enne sempre di Porlezza) «una intossicazione acuta» e un conseguente «delirio eccitatorio» che l’aveva portato a mettere in pratica «comportamenti agitati» culminati con lo scavalcare una recinzione in via per Cardano a Bene Lario precipitando poi in un giardino sottostante. Caduta che ne causò la morte.
Nicolas Nardiello fu trovato, coperto dalla neve che quella notte era caduta, il mezzogiorno successivo dai padroni di casa.
L’avvocato che assiste il 34enne, Emanuele Rosapinta, nel corso dell’udienza preliminare di un anno fa non aveva presentato istanze alternative decidendo di difendersi in giudizio in un pubblico dibattimento. Secondo la tesi difensiva sostenuta in tutti questi mesi (il dramma è nel marzo 2018) non sarebbe provato che il turco era uno spacciatore, ed inoltre le cause dell’accaduto sarebbero da ricercare non nell’assunzione di cocaina, ma in un complesso di altre concause che avevano già in precedenza turbato il 25enne di Porlezza. Il padre di Nicolas si è costituito parte civile. Dopo la prima udienza di ieri pomeriggio, il processo è stato rinviato al 27 maggio, quando verrà sentito un amico che passò la serata con la vittima prima della tragedia.

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