Moschea a Cantù, colpo di scena, bocciato il referendum

consiglio_moscheaLa notizia è partita come spesso accade dai social network. Nel primo pomeriggio è stato il parlamentare della Lega e consigliere a Cantù, Nicola Molteni ad accendere la miccia. «Per il sindaco di Cantù – scrive – valgono di più i diritti delle minoranze religiose ed etniche che il sacrosanto diritto di referendum e di voto della maggioranza canturina».
Oggetto del contendere è naturalmente il no alla moschea di Cantù. L’iter che avrebbe portato al voto popolare si è infatti interrotto al primo ostacolo, il vaglio della commissione consigliare.
Un setaccio che nel recente passato ha fatto altre vittime illustri. A Como nell’ottobre del 2013 ne aveva fatto le spese il quesito contro la nuova Ztl di piazza Roma proposto da Alessandro Rapinese.
A Cantù la bocciatura è arrivata invece nel corso di una commissione ad hoc con presenti tre esponenti di maggioranza e uno della Lega, oltre al segretario comunale. A presiedere la commissione, su delega del sindaco, Claudio Bizzozero, l’assessore al Patrimonio, Roberta Molteni.
«Il quesito è stato bocciato per inammissibilità – spiega la Molteni – violava chiaramente gli articoli 51 e 52 dello statuto comunale».
La prima contestazione è relativa alla questione che il referendum non fosse in alcun modo propositivo.
«Una questione di carattere tecnico, che probabilmente potrebbe essere superata – commenta l’assessore – Più evidente la seconda violazione, dell’articolo 52 comma 3, che tutela i diritti di tutte le minoranze».
Non si può escludere soltanto gli islamici, o altri gruppi religiosi da qualcosa. E ora cosa dovrebbe fare la Lega?
«Volendo potrebbe ripresentare il quesito, ma senza incappare nello Statuto. Statuto che è lì da leggere».
«Io sono convinta che gli esponenti del Carroccio fossero perfettamente a conoscenza del risultato della commissione – dice l’assessore – Capisco che ora si voglia cavalcare la questione ulteriormente, ma da parte nostra ci dobbiamo muovere all’interno delle regole, come ha ricordato anche il segretario comunale».
Se fosse passato il quesito, e si fosse andati al referendum, insomma, qualsiasi cittadino avrebbe facilmente vinto un ricorso in Tribunale e annullato gli esiti del voto.
La commissione a quattro ha fatto registrare tre voti contrari e uno favorevole, da parte della Lega, naturalmente. Le giustificazioni della maggioranza non convincono però Nicola Molteni.
«Il motivo vero è il timore di essere seppelliti dal voto popolare – scrive sul social – Il quesito era chiaro e diretto come prevede il regolamento. Il quesito era legittimo, la bocciatura è politica».

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