Moschea di Cantù, due vittorie al Tar

Il Municipio di Cantù

L’associazione culturale Assalam di Cantù che ha oltre 400 iscritti vince due ricorsi al Tar lombardo e tende una mano al Comune sul futuro del capannone di via Milano che vuole utilizzare come luogo di preghiera oltre che centro culturale. La struttura è da tempo oggetto di un braccio di ferro tra il Comune e la comunità di fedeli musulmani che fa riferimento ad Assalam.
I rappresentanti dell’associazione Omar Bourass, Ahmadou-Bouya Gueye e l’avvocato Vincenzo Latorraca che si occupa della parte legale del contenzioso aperto dal 2015 sulla struttura ieri hanno commentato le due sentenze vinte in merito al tribunale regionale e la terza persa. Ma dal Comune di Cantù non si annunciano segnali di distensione, se no la presa d’atto dei documenti.
Il Tar ha dato ragione all’associazione Assalam basandosi sulla recente sentenza della Corte Costituzionale, che ha bocciato le normative della regione Lombardia (la legge 2 del 2015) sulla localizzazione dei luoghi di culto. Il Pgt comunale infatti prevede che in quell’area possa essere insediata un’attività di culto. A cambiare le carte in tavola era intervenuta proprio la legge lombarda, spazzata via dalla Consulta. A peggiorare i rapporti era intervenuta anche una recente Marcia della Pace partita proprio dal centro culturale islamico di Cantù. Come detto ora il Tar di Milano ha accolto due ricorsi di Assalam che riguardavano il diniego di permesso di costruire in relazione al cambio di destinazione in luogo di culto e la richiesta di individuare un’area per l’insediamento di un luogo di culto. Non ha accolto, «per ragioni connesse alla pretesa carenza di parcheggi» dice Latorraca, un terzo ricorso con cui si chiedeva al Comune il cambio di destinazione a centro culturale.
«Le sentenze ribadiscono la centralità delle pronunce della Corte Costituzionale sul tema dei diritti fondamentali in merito alla libertà di culto. Annullando il diniego al permesso di costruire un luogo di culto – ha detto ieri Latorraca – il Tar ha riconosciuto che è possibile esercitare in via Milano uno dei diritti fondamentali della nostra Costituzione. Inoltre riconosce che non vi sono ostacoli nella pianificazione urbanistica canturina che impediscano un luogo di culto dato che il piano di governo del territorio lo prevedeva».
Ora l’associazione si riserva di ricorrere al parere negativo del Tar sul terzo ricorso, quello che tira in ballo i parcheggi: «Sarebbe bastato individuare aree di sosta in comparti contigui» dice Latorraca.
I vertici del sodalizio islamico si dicono disposti al dialogo: «Non facciamo niente di male, quel luogo è anche un punto di riferimento sociale per molte comunità oltre la nostra e ringraziamo la giustizia italiana che ci permette di pregare» ha detto Bourass. Ma il sindaco leghista di Cantù Alice Galbiati risponde: «Con la pandemia in atto non è nostra priorità il caso via Milano, Riservandoci di ricorrere, ci atteniamo alla lettera del parere del Tar rimanendo obiettivi: non pone la parola fine a una vicenda che dura da sei anni e si trascinerà ancora parecchio. Il tribunale regionale di fatto lascia aperti gli scenari e ci impone solo di rivalutare il tutto alla luce della pianificazione urbanistica, nient’altro. Ricordo che il diniego del 2015 non è figlio della Lega: fu dato dalla precedente amministrazione guidata dalla lista civica di Claudio Bizzozero. Un diniego sorretto da ragioni giuridiche più che politiche dato che la legge 2 prevedeva il “piano delle attrezzature religiose” per realizzare i luoghi di culto. Oggi il Tar lombardo ci dice solo che la corte costituzionale ha dichiarato quella legge regionale illegittima, ergo la richiesta di permesso per costruire va rivalutata, avviando opportuna istruttoria che ne verifichi i presupposti in ambito urbanistico».
Lorenzo Morandotti

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.