Cronaca

Mostra, bufera sulle parole della Guarisco

altLa frase sull’assenza di requisiti dei privati ha scatenato le ire dei gruppi di opposizione Ncd e Fi: «Fatto di una gravità inaudita»
Opposizione furiosa nei confronti del capo di Gabinetto del Comune di Como, Valeria Guarisco, per la frase pronunciata durante la riunione di giovedì scorso della Commissione Cultura di Palazzo Cernezzi. Tutto ruota intorno alla presa di posizione della dirigente comunale che ha chiaramente affermato come la proposta della Sae Comunicazione di Milano per l’organizzazione della mostra, approvata dall’amministrazione dopo il flop del bando pubblico soltanto grazie a una trattativa privata, non avrebbe

avuto i «requisiti essenziali» per poter essere vagliata nel primo passaggio. Questione tutt’altro che secondaria, questa, poiché la legge, sul punto, è chiarissima. E dice che se un bando pubblico per la fornitura di servizi (in questo caso l’organizzazione della mostra) va deserto, l’ente in questione può effettivamente avviare una procedura negoziata in un secondo momento, ma soltanto nel rispetto rigoroso dei requisiti del bando originario. Ovvia la ragione: evitare che, modificando a piacimento i parametri per assegnare un appalto dopo il fallimento del bando pubblico, l’amministrazione possa in qualche modo “calpestare” i principi di equità e trasparenza e affidare i servizi con criteri discrezionali.
Ad ogni modo, ciò che ora divampa è la polemica politica. Con Forza Italia e Nuovo Centrodestra all’attacco. «Siamo di fronte a un fatto di una gravità inaudita – esordisce Laura Bordoli (Ncd, nella foto) – Le parole pronunciate dal capo di Gabinetto sono assolutamente inequivocabili e dicono espressamente che la proposta dei privati a cui è stata affidata l’organizzazione della mostra non avrebbe avuto i requisiti essenziali per partecipare al bando. Il fatto, poi, che quelle affermazione siano state fatte da chi è il portavoce del sindaco in una sede istituzionale rende questa vicenda veramente assurda e, quel che è peggio, mette chiaramente in difficoltà un’amministrazione intera. Bisognerà vedere anche sul piano legale che peso possono avere queste parole». Anche il collega di gruppo della Bordoli, Enrico Cenetiempo, spara a zero: «La legge è chiarissima – osserva – Anche se attraverso una trattativa privata, i requisiti che deve rispettare un privato per ottenere un incarico da una pubblica amministrazione devono essere fedeli a quelli del bando precedente. Ora si afferma che, per la mostra, così non sarebbe. Approfondiremo la vicenda in ogni aspetto tecnico e legale e agiremo di conseguenza».
Dal canto suo, il capogruppo di Forza Italia ed ex assessore alla Cultura, Sergio Gaddi, è scatenato. «Il capo di Gabinetto Valeria Guarisco e l’assessore Luigi Cavadini sono due facce della stessa medaglia – afferma – In generale, la gestione della mostra sta portando alla luce una enorme inadeguatezza da parte dell’amministrazione. Le affermazioni del dirigente sulla mancanza di requisiti della Sae sono di una gravità enorme e mi chiedo cosa possano pensare gli operatori che hanno manifestato interesse per il bando, che vi avrebbero potenzialmente partecipato e che ora, una volta andata deserta la gara, assistono a questo incredibile epilogo».
«Ora vorrei sapere con quale coraggio il Comune firmerà il contratto con i privati», conclude Gaddi.

Emanuele Caso

Ecco l’articolo in cui dava conto della vicenda

http://www.corrierecomo.it/index.php?option=com_content&view=article&id=61564&catid=14:prima-pagina

10 maggio 2014

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