Categories: Cultura e spettacoli

Mostra d’arte sui migranti nella chiesa di Rebbio

Il dramma quotidiano dei migranti ispira, come avviene alla Biennale di Venezia, una provocatoria mostra d’arte, con opere in cemento di colore azzurro a simboleggiare il mare e i corpi dei naufraghi in fuga dalla povertà di colore nero a bordo dei barconi nel Mediterraneo.Sono i soggetti di alcune opere recenti dello scultore comasco Pantaleo Cretì, volutamente scioccanti, ospitate per breve tempo all’interno della chiesa di San Martino a Rebbio in occasione della tradizionale manifestazione del quartiere cittadino “Rebbio in Festa” che è in programma il 15 e il 16 giugno.Un luogo non casuale quello scelto per la mostra, dato che la parrocchia prepositurale di San Martino a Rebbio da tempo grazie alle iniziative del parroco don Giusto Della Valle si è impegnata non senza polemiche nell’accoglienza dei migranti,sono una quarantina quelli ospitati attualmente.La parrocchia è già stata interessata dalla presenza di un artista contemporaneo: Vittorio Mottin ha infatti realizzato numerosi dipinti murali nelle aree riservate alle attività del Grest e dell’oratorio, all’accoglienza di associazioni e persone in difficoltà. Proprio il parrocodi San Martinodon Giusto ha voluto che le opere di Pantaleo Cretì vengano ospitate all’interno della chiesa di fronte all’assemblea della comunità in preghiera,nella cappella della Madonna della Consolazione detta anche “Madonna della cintura”.Una decina le opere di Cretì esposte domani e domenica, tra le sculture una evoca il dramma dei bambini abbandonati durante le traversate del Mediterraneo. Non mancano alcune tele pittoriche recenti del maestro comasco.

Pantaleo Cretì è nato nel 1948 a San Donato (Lecce), e vive a Como. Ha insegnato Disegno e Storia dell’Arte all’istituto “Teresa Ciceri”. Ha iniziato a esporre  al  Broletto in piazza Duomo a Como nel 1976, dove ora torna con Corpi celesti. La prima personale risale invece al ’71. Più recenti le esposizioni comasche in San Pietro in Atrio e alla “Famiglia Comasca”. Il suo discorso   è teso tra irridente ironia e interrogazioni esistenziali profonde, di matrice espressionista. Qualcuno l’ha definito un pittore «primitivo» in cerca di una forte identità spirituale.

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