Mostra dell’Artiginato, vincente il nuovo format

merone, conferenza stampa mostra artigianato. In foto Riva, Maccioni, Galimberti e Galli

Con oltre 40mila spettatori, la Mostra dell’Artigianato edizione 2018 ha chiuso i battenti. Tanti gli apprezzamenti per un evento che si svolge ormai da decenni e che, pur cambiando e adattandosi ai tempi, mantiene sempre una sua fisionomia all’insegna della qualità e della valorizzazione del lavoro del territorio. Certo, dal quasi monopolio dei mobili si è passato all’ampliamento alle idee regalo o allo street-food; agli imprenditori brianzoli si sono aggiunti quelli di tutto il Paese (con qualche influsso internazionale). Ma l’anima dell’evento non è mai cambiata.

Ora è tempo di bilanci. «Questa edizione ha segnato un nuovo traguardo che conferma il format vincente dell’evento. – sottolinea il direttore Silvio Oldani – Siamo di fronte a una mostra dove le piccole e medie imprese aprono una vetrina importante sul mondo per intrecciare nuovi rapporti e creare un sistema di rete per arrivare a conquistare i mercati internazionali».

L’edizione 2018 ha visto alla plancia di comando Elisabetta Maccioni, presidente del comitato organizzatore. «L’eccellenza artigiana delle botteghe è e dovrà essere una fonte di ispirazione per le generazioni future – sostiene Maccioni – In questa nove giorni dedicata al sistema artigiano abbiamo intrecciato nuovi rapporti e avvicinato sempre più il mondo della scuola a quello dell’impresa e, dal canto loro, gli imprenditori hanno affiancato gli studenti per comprendere esigenze e trasferire competenze».

«È stata un’edizione particolare che ha visto uno speciale tocco di femminilità visto che il comitato organizzatore era costituto dalla maggior parte da donne», sottolinea il presidente di Confartigianato Como, Marco Galimberti. Il suo collega di Lecco, Daniele Riva, aggiunge: «La formula della Mostra si dimostra ancora una volta vincente. Il suo successo, per cui ringrazio il comitato organizzatore e Lariofiere, è lo specchio della forza del mondo artigiano, che come abbiamo visto, affonda le sue radici nella tradizione, ma sa cambiare pelle grazie al processo di innovazione, digitalizzazione e apertura a nuovi mercati».

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