Mostra sull’Astrattismo nella Casa del Fascio. La guardia di finanza non chiude le porte
Cultura e spettacoli, Territorio

Mostra sull’Astrattismo nella Casa del Fascio. La guardia di finanza non chiude le porte

«Una mostra sull’Astrattismo a Palazzo Terragni? Se ne può parlare». Non sbarra le porte della Casa del Fascio, il colonnello Alberto Catalano, dal luglio dello scorso anno comandante provinciale della guardia di finanza. «Non voglio e non posso rispondere solo a notizie apparse sulla stampa, ma se il Comune di Como dovesse presentare una richiesta in merito saremo disponibili a parlarne e a discutere con i nostri interlocutori» aggiunge il colonnello.

La Casa del Fascio è sede del comando provinciale ormai da sessant’anni tondi, correva l’anno 1957 quando uno degli edifici simbolo del Razionalismo italiano ed europeo iniziò ad ospitare gli uffici delle fiamme gialle. La presenza di un simile “inquilino” ha sicuramente preservato il monumento dal degrado. Anche di recente non sono mancate le occasioni di apertura dei locali per eventi.

L’ultima in ordine cronologico, proprio oggi, con l’ospitalità della sala stampa del Giro di Lombardia. «Periodicamente abbiamo visitatori da tutto il mondo, che vengono a Como per questo monumento – conclude il comandante provinciale – come per ogni cosa basta trovare il punto di equilibrio. Siamo pronti a discuterne con il Comune di Como, che è il nostro interlocutore». Certo, un conto è un evento di un giorno o una settimana, un altro è una grande mostra, con i suoi tempi per l’allestimento e il disallestimento e almeno tre mesi di apertura. La convivenza con l’attività del comando della guardia di finanza potrebbe insomma essere quantomeno impegnativa. Per non parlare delle condizioni necessarie per la conservazione delle opere. Già per adattare Villa Olmo, a sede di grandi mostre, furono spesi migliaia e migliaia di euro.

Sul tavolo, ad ogni modo, c’è il ritorno di Como tra le città che organizzano eventi d’arte, dopo la cosiddetta era Gaddi e un lento declino, fino all’assenza delle mostre nella primavera 2016 e 2017. Durante il vertice con il sindaco di Como, il critico, politico e personaggio televisivo più famoso d’Italia Vittorio Sgarbi aveva ribadito quella che da tempo è una sua idea, ovvero l’organizzazione di una mostra sull’Astrattismo. Lanciando come location Palazzo Terragni. Difficoltà doppia quindi per l’amministrazione, che oltre all’evento deve mettere una pezza pure sul luogo. Villa Olmo infatti difficilmente sarà disponibile durante l’inizio del mandato Landriscina. Villa Erba, a Cernobbio, ha già un fitto calendario di appuntamenti, che non può essere stravolto.

Il sindaco Landriscina ha annunciato che con Sgarbi ci sarà un secondo incontro, ma che verranno coinvolti anche altri attori sul tema, ad iniziare dall’ex assessore dell’era Bruni, Sergio Gaddi «che ha segnato un pezzo di storia della cultura a Como» ha dichiarato il sindaco. Intanto una cosa è certa, a bilancio per il 2017 non c’è neppure un euro per una grande mostra a Como, lo conferma l’assessore titolare della delega al Bilancio, Adriano Caldara. «Dopo l’assestamento di luglio, nelle prossime settimane faremo un’altra variazione sul 2017, ma solo per le emergenze – spiega l’assessore – Il sindaco ha la delega alla Cultura e con lui valuteremo la questione degli eventi futuri».

L’altra certezza è che comunque vada, le uscite di Sgarbi fanno sempre discutere. Gabriele Guarisco, consigliere comunale del Pd ne approfitta per attaccare il sindaco. «Una trovata davvero grandiosa ma non originale – scrive – tutti i candidati a sindaco proponevano di collocare a Palazzo Terragni iniziative culturali. Era necessario chiamare il più noto e costoso critico d’arte italiano?», si chiede Guarisco. «Il problema non è dirlo ma farlo – aggiunge – E pensare anche alla proposta culturale complessiva, oltre che ai grandi eventi. Vorremmo ricordare che, da consulente, già altrove Sgarbi ha portato con sé non solo costi sostenuti, ma anche polemiche, vedi il caso dell’esposizione del suo Museo della Follia a Mantova, per cui la Regione ha impegnato 350mila euro, ai tempi di Expo», conclude. Paolo Annoni

8 Ott 2017

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