Movida, si arrabbiano anche i commercianti

C’è chi dice no – Oltre ai residenti, molti esercenti esasperati: «Troppi eccessi, situazione ingestibile»
Movida. Lo dici a baristi, titolari di locali pubblici e giovani comaschi e sfoderano un sorriso ironico: «Ma quale movida? A Como non sanno nemmeno cosa sia la movida».
Ripeti la stessa parola a residenti e commercianti di via Diaz, piazza Mazzini, via Borgovico vecchia, via Rusconi, via Piadeni, via Milano, via Leopardi – solo per citare qualche esempio – e affilano le armi per dichiarare guerra «a una situazione ormai invivibile». I protagonisti sono sempre gli stessi.
I residenti

da un lato, esasperati per il chiasso che si protrae fino a tarda notte ma pure per sporcizia e vandalismi. E i titolari dei locali dall’altro, pronti a giurare di essere in regola con tutte le normative. A innescare la miccia, quest’anno, è stato un esposto a Palazzo Cernezzi di un residente di via Piadeni. E il coro delle proteste è ripartito.
Elena Maralla abita con la famiglia in via Borsieri. Da tempo convive con un bar e due ristoranti, locali ai quali nel febbraio scorso si è aggiunta una piadineria. «La zona è diventata un inferno – denuncia la donna – In molti casi viene diffusa musica ad alto volume e nel fine settimana c’è chi protrae fino alle 2 l’orario di apertura. È una situazione insopportabile, non possiamo più dormire. Arriviamo alla domenica e siamo nervosi e stanchi».
«Ho un bambino di 7 anni che sta soffrendo tantissimo – continua la donna – È spaventato, non è tranquillo perché fa fatica ad addormentarsi e spesso, come noi adulti, viene svegliato nel cuore della notte dai rumori. Mio padre aveva comprato questa casa nel 1980 scegliendola perché era una zona tranquilla. Con la mia famiglia abitiamo qui dal 1985 e siamo sempre stati bene. Ora è un incubo. Mi sono già rivolta al Comune ma non ho ottenuto nulla».
Da via Borsieri a via Borgovico vecchia. «Vivo in un condominio sotto il quale circa 5 anni fa è stato aperto un bar – dice Antonio Camarota – La vita per noi è diventata un inferno. Non si dorme più. Nei locali viene diffusa musica fino alle 2 di notte. Senza contare che poi, anche dopo la chiusura di quel bar e dei locali vicini, la gente si sofferma in strada e prosegue a fare chiasso fino a orari impossibili».
In via Diaz, ai residenti esasperati si aggiungono i commercianti. «Ci sono frotte di ragazzini che vanno nei locali ad ubriacarsi e poi si trasformano in vandali – dice Lallo Callea, titolare di un negozio di antiquariato – I danneggiamenti sono continui, senza contare la sporcizia e i rifiuti abbandonati ovunque». «Scritte sui muri e sulle facciate degli edifici, vasi rotti e piantine estirpate sono una costante – aggiunge Federico Tettamanti, titolare dell’enoteca L’Angolo Divino – Ormai ci siamo stancati anche di protestare, tanto non cambia mai nulla». Parole condivise anche da Mariagrazia Bancora, dell’omonima polleria. «I residenti non ne possono più e ormai non hanno più nemmeno la forza per lamentarsi – dice la commerciante – Per quanto riguarda i negozianti subiamo continuamente atti di vandalismo. È una situazione costante. Il problema non riguarda più solo la stagione estiva, quest’anno anche nei mesi invernali abbiamo registrato gli stessi problemi». La vernice sulla porta del negozio di Alessandro Tino è fresca. «Ho appena finito di riverniciarla per l’ennesima volta – dice il giovane – Ormai ho perso il conto, quasi una volta la settimana la trovo imbrattata. Senza contare gli altri danneggiamenti e lo sporco in strada. La situazione mi fa ancora più rabbia perché sono anch’io un giovane. Ho 27 anni, sono il primo che ama divertirsi. Qui però è una questione di educazione».
Sull’altro lato della barricata, i titolari dei locali non sanno più cosa inventarsi per mettere fine allo scontro. «Facciamo tutto ciò che la legge chiede e anche di più – dice Mirco Andreani, gestore del ristorante Le Soste di via Diaz – Il sabato sera ad esempio paghiamo di tasca nostra un buttafuori che sta costantemente davanti al locale per fare prevenzione ed evitare problemi».
«Chiudiamo all’una – aggiunge il socio, Alex Canclini – e personalmente puliamo la strada davanti al locale. Evitiamo persino di buttare le bottiglie di vetro la sera per non dare fastidio ai residenti. Le sale interne sono insonorizzate e fuori non diffondiamo musica. Prestiamo poi anche la massima attenzione al problema dell’alcol, rifiutandoci in ogni caso di somministrare bevande alcoliche ai minori di 16 anni. Capita che i ragazzini provino a fare i furbi, ma controlliamo le carte d’identità e verifichiamo tutte le situazioni dubbie». «Non sappiamo oggettivamente cosa fare più di così – conclude Andreani – Se mi autorizzano ad aprire un locale poi devono anche lasciarmi lavorare. Invece, sta diventando tutto un problema».

Anna Campaniello

Nella foto:
Con l’approssimarsi della bella stagione crescono le tensioni legate alla “movida” nei locali del capoluogo

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.