Muggiò, la rabbia dei residenti: via alla raccolta firme

Il palazzetto dello sport di Muggiò (Como) in stato di abbandono.
Palazzetto, piscina e piazza d’Armi: il paragone con la Ticosa, «una ferita aperta»

Palazzetto di Muggiò, da struttura sportiva e simbolo della vitalità della periferia cittadina a esempio di degrado e incuria. È tanta la rabbia dei residenti della zona, che si sentono abbandonati dalle istituzioni e per questo hanno deciso di lanciare una raccolta firme. Non soltanto il palazzetto: chi vive nel quartiere tra Camerlata e Albate chiede maggiore rispetto e cura di piazza D’armi e domandano all’amministrazione quando verrà riaperta la piscina olimpionica. Un grido di sdegno e dolore raccolto ieri dalle telecamere di Espansione Tv.

Così è pronta a partire anche una petizione, una raccolta firme per chiedere al Comune di intervenire. «Credo sia davvero un peccato lasciare cadere tutte queste cose nel nulla», dice davanti alle telecamere Franca Schena, che pochi giorni fa aveva denunciato il degrado dell’area del palazzetto e del quartiere da queste colonne.

«Tutti ricordiamo come era vivo qui con il palasport aperto – dice – era bello sentire ragazzi che giocavano a basket, le strutture sportive erano un valore per tutta la comunità di Muggiò». «È tutto qui da vedere il degrado – le fa eco Giuseppe Guanziroli – abbiamo una piscina olimpionica che è in disuso dal giugno del 2019, un palazzetto che è uno scandalo dal punto di vista economico e anche etico. Non si possono lasciare andare le cose così. Credo che la Ticosa e Muggiò siano due ferite aperte per Como», conclude.
Elisabetta Galimberti evidenzia la disparità tra le bellezza del centro di Como e il degrado della periferia. «Poi a un viene anche il sospetto che tutto quello che viene costruito fuori dalle mura rischia di finire così, o anche di non decollare», spiega.

Ernesto Isolda ricorda con amarezza le recenti parole del commissario all’emergenza Covid, Guido Bertolaso. «Quando ha detto che questo posto fa schifo, riferendosi alla piazza d’Armi, aveva solo ragione».
«Credo che sia ora si faccia qualcosa. Non ricordo neppure più quanti anni fa è iniziato il degrado del palazzetto, credo da una ventina d’anni – dice Ida Gelosa – C’era anche un bel progetto, poi è andato tutto a catafascio. Peccato, ma non ci arrendiamo». «Posso solo testimoniare di aver vissuto l’evoluzione di questo degrado, una cosa inqualificabile», commenta amaro Giorgio Verga.

Tra chi non si vuole arrendere c’è anche Doha Zaghi, che appoggia subito la petizione. «Purtroppo è così – dice – se non ci si mobilita in maniera attiva le istituzioni non fanno nulla. Si deve rompere le scatole se si vuole che le cose cambiano», conclude Doha Zaghi. I residenti insomma non vogliono arrendersi al degrado del quartiere.

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