Mura di Como, giacimento da sfruttare

degrado torri città murata

Da molti anni si parla di aprire parte delle antiche mura di Como ai turisti, offrendo un tour della memoria attraverso vari strati, che partendo dall’età romana su fino all’età federiciana e poi viscontea potrebbe far confluire il visitatore nelle sale del museo civico di piazza Medaglie d’Oro. Primo passo però sarebbe la manutenzione. La giunta Landriscina con l’assessore all’Ambiente Marco Galli ha ammesso di non avere un piano specifico. Ed ecco che le mura, come ogni passante può notare, sono facile preda della vegetazione, che se lasciata libera può anche prendere dimensioni importanti a detrimento delle strutture. Si garantisce solo la pulizia della base, e così sono i privati che detengono le proprietà adiacenti a doversi occupare, in autonomia e spesso in assenza di autorizzazioni ufficiali, dello sfalcio e dello sradicamento.
L’attuale giunta ha, dopo lungo dibattito, rispedito al mittente la proposta di un autosilo in viale Varese, la cui realizzazione come contropartita prevedeva manutenzione e illuminazione delle mura di quel tratto.
La precedente giunta di centrosinistra qualcosa aveva tentato, ma senza risultati. C’era l’ipotesi di un coinvolgimento degli Alpini di Como per la pulizia e la sistemazione delle mura. Tutto decadde perché si intrecciarono due diverse burocrazie. Da un lato il mancato assenso della Soprintendenza che vigila con attenzione su ogni intervento su vestigia di tale età e importanza, dall’altro la necessità di adottare provvedimenti antinfortunistici e assicurativi.
Un peccato perché gli Alpini quando c’è da tirar su le maniche per il bene pubblico sono in prima linea e lo dimostrano gli interventi di manutenzione di ampi settori della Linea Cadorna sul Lario, sul colle del Baradello e sul sentiero intitolato al latinista padre Giovanni Battista Pigato.
Rimane quindi un sogno per ora valorizzare turisticamente le mura, un sogno partito però già molto lontano nel tempo, con la direzione del Museo Archeologico Paolo Giovio affidata a Mariuccia Belloni Zecchinelli, che siglò un primo punto fermo in un progetto ad hoc con il marito Luigi Mario Belloni. Un sogno poi nuovamente concretizzatosi in tempi più recenti, a firma di un altro direttore del museo, Luigi Castelletti. In seguito il testimone è passato alla Società Archeologica Comense, che adesso pensa all’uso di un drone per mappare le mura. Sempre che il verde non le cancelli alla vista.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.