Musei in rosso, la cultura al bivio diventi gratuita

Lago della bilancia
di Lorenzo Morandotti

Ha fatto scalpore nel mondo della musica la proposta-shock dello scrittore Guido Ceronetti sulla “Stampa” di chiudere il tempio della lirica di Milano: «Se con un bilancio divoratore della Scala la saggezza dello Stato potesse restaurare degnamente Pompei, non esiterei un momento a dar tutto agli scavi». Con lo stesso tono polemico, di fronte alla sproporzione tra le spese e gli incassi fatta registrare per i poli culturali, l’invito sconsolato potrebbe essere a tirare i remi in barca. Di fronte a un impegno economico oneroso (sgradevole soprattutto in tempi di crisi come gli attuali), e cioè 1 milione e 449mila euro, gli incassi di Museo Civico, Pinacoteca e Tempio Voltiano sono 25 volte inferiori. Che fare dunque, di fronte al bivio? Chiudere baracca?
E i burattini? L’invettiva di Ceronetti, calata sul Lario, va vista come spunto per fare meglio: spegnere i musei perché hanno conti in rosso vorrebbe dire buttare il bambino con l’acqua sporca. Non risolverebbe i problemi ma sancirebbe una sconfitta definitiva, un punto di non ritorno, la cancellazione di troppe memorie. Meglio allora ripartire dal “quasi zero” di oggi: incentivare formule come i biglietti integrati per unire il più possibile le raccolte permanenti ai grandi eventi, promuoverle in modo più mirato e – perché no? – tenerle a disposizione del pubblico, anche solo per un anno sperimentale, più gratuitamente possibile. Ampliando le già numerose iniziative di ingressi senza biglietto che popolano peraltro il carnet culturale comasco durante particolari festività, con formule per coppie o per famiglie. La cultura è di tutti, non facciamo torto a noi – e agli eventuali posteri – scippandocela per indifferenza.

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