Museo della barca lariana di Pianello. Un progetto per riaprire la struttura
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Museo della barca lariana di Pianello. Un progetto per riaprire la struttura

Un interno del Museo di Pianello

Un progetto per far rinascere e riaprire al pubblico il “Museo della barca lariana”, chiuso al pubblico dal 2000 per ragioni legate all’inadeguatezza dei locali rispetto alle normative sulla sicurezza. Si tratta del più importante museo del mondo per la nautica da diporto e si trova a Pianello del Lario.

La struttura (4.700 metri quadrati divisi su due edifici) contiene oltre 200 barche a remi e gondole, 50 scafi da pesca e tre da contrabbando oltre a più di 100 motoscafi fuoribordo e 40 entrobordo. Vi sono poi i “vaporini”a motore, tipici della fine ’800 e primi ’900. A questi, vanno aggiunte circa 80 barche a vela: tra cui la Star “Merope”, medaglia d’oro alle Olimpiadi di Helsinki del 1952, e un battello “Balilla”del 1879. Per chiudere si possono trovare i mezzi delle forze dell’ordine e militari e l’Mtm del 1945, barchino d’assalto della “10ª Mas”.

L’idea di riaprire viene portata avanti – con un progetto già definito dallo studio di architettura Fiorentini e Associati – da Ferdinando e Gian Alberto Zanoletti e da Roberta Lamperti, con il supporto del brand Marchesi di Rozzano, che già nel 1982 contribuì alla fondazione della struttura di Pianello. Oltre a valorizzare le barche, il piano di rilancio punta a mettere a disposizione di pubblico e studiosi cimeli, testimonianze e oggetti legati alla nautica: 400 motori, reti, remi, vele, timoni, libri, fotografie, diapositive, filmati e pratiche. Un patrimonio che fa già gola a investitori esteri, che si sono detti disponibili all’acquisto e hanno già presentato offerte importanti ai proprietari, che però vogliono «mantenere questo patrimonio in Italia», come sottolinea Roberta Lamperti, che si occupa del marketing.

Il progetto prevede l’intervento sugli edifici che consenta la riapertura, un business mirato (area ristorazione, ospitalità, eventi, partnership con associazioni e investitori italiani e stranieri, coinvolgimento di sponsor e fondazioni) e la realizzazione di sale polifunzionali, percorsi interni, uffici, aree di visione di filmati e foto, e un bookshop. I promotori del rilancio preferiscono non sbilanciarsi sui contatti che hanno avuto ma garantiscono di aver trovato «grande interesse e disponibilità da parte di istituzioni, enti pubblici, fondazioni e privati, in Italia e all’estero». Prevale, insomma, un cauto ottimismo per rilanciare una struttura che darebbe visibilità all’Altolago, un elemento fondamentale per attirare turisti, creare posti di lavoro e dare benefici a tutta la zona.

Massimo Moscardi

4 Marzo 2017

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