Museo delle macchine, cerca casa la collezione Pifferi

Enzo Pifferi

Microcosmi che raccontano macrocosmi: dietro 12 pagine da appendere al muro c’è una storia emblematica. Ogni oggetto di uso quotidiano è portavoce di un grande racconto collettivo. Con fiuto d’antropologo, da tempo Enzo Pifferi, editore e fotografo comasco, colleziona macchine e oggetti con cui l’uomo, addentrandosi sempre più nell’era della tecnica, ha cercato di semplificare, a volte complicandola, la propria vita.
L’ultima testimonianza è la terza edizione del calendario del Comune di Orsenigo dedicato al tema della cucina. Un augurio per il nuovo anno, scrive il sindaco Mario Chiavenna, «attraverso queste immagini che raccontano frammenti di vita domestica, con un pensiero anche a chi non può godere del calore di tali occasioni».
Nei 12 mesi del calendario la collezione di Pifferi, accompagnata da simboliche immagini d’epoca, è documentata da foto significative: un tripudio di zangole per il burro, macchine per la pasta, pentole a pressione vintage, macine, passatutto, affettatrici, tritacarne,
«La mia collezione si compone di 9.500 pezzi, mi è spiaciuto non dedicarle un museo a Como» dice Pifferi.
Le categorie sono tante: si va dalla fonografia all’audioregistrazione, dalla fotografia all’informatica. Un pezzo risale addirittura al 1922. È uno dei primi apparecchi in grado di captare immagini video. Ma Pifferi è riuscito ad accaparrarsi anche modelli rarissimi del design internazionale. Come la tv “Capsula”, realizzata nel 1969 per celebrare lo sbarco sulla Luna. Testimonianze pressoché uniche della cultura e dell’ingegnosità frutto della curiosità e della pazienza di un fotografo appassionato della storia.
Da tempo Pifferi vorrebbe condividere con il mondo questo patrimonio, per ora custodito nella sua proprietà di Orsenigo, dove sorge una struttura ricettiva per il turismo. La schedatura certosina con foto e dati tecnici è costante, proprio in vista della realizzazione del sogno appunto dare vita a un vero e proprio museo, il massimo sarebbe con collaborazione pubblico-privato e con una collocazione adatta. Musei tematici e settoriali non mancano, si pensi a quello delle pompe di benzina di Tradate fondato nel 1966 da Guido Fisogni. Ma qui siamo di fronte a qualcosa di diverso, e più popolare e condivisibile.
«Una quindicina di anni fa era venuto appositamente a Como uno studioso del “Lemelson Center Smithsonian Institution” di Washington, prestigioso ente culturale americano, per aiutarmi a dar vita al mio “Museo dell’ingegno”. Avrebbe concesso il marchio della Smithsonian Institution, istituzione americana fondata nel lontano 1846 che rappresenta il complesso di musei più grande del mondo, se Como avesse trovato la sede per il museo. Non se ne è fatto nulla» dice sconsolato Enzo Pifferi.

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