Mussolini-Churchill, tutti i perché di un falso

Una scena del film di Carlo Lizzani Mussolini ultimo atto dedicato alla tragica fuga del Duce sul lago Una scena del film di Carlo Lizzani Mussolini ultimo atto dedicato alla tragica fuga del Duce sul lago

Dicembre 1952: il prefetto di Como, Mario Gaia, scrive una lettera riservata al capo della polizia. L’oggetto della missiva è il Carteggio Mussolini-Churchill, la corrispondenza che sarebbe intercorsa tra il duce e il primo ministro inglese negli anni di guerra. Un insieme di lettere di cui si favoleggia dal giorno dopo la fine del secondo conflitto mondiale e che, a più riprese, tornerà a riempire le pagine dei giornali e dei settimanali italiani.
Il prefetto Gaia spiega al capo della polizia che alcuni ex partigiani potrebbero entrare in possesso del carteggio, in quel momento nelle mani di un ex ufficiale della Rsi, Enrico De Toma. E chiede se lo Stato sia interessato ad avviare una trattativa.
La risposta, scritta alla vigilia di Natale, è lapidaria: l’offerta «non merita di essere presa in considerazione».
Lo scambio di informazioni tra il prefetto di Como e il capo della polizia, emerso dagli archivi nazionali, è uno dei molti episodi che compongono la dettagliata ricostruzione del fantomatico carteggio, diventato ora un libro appassionante, quasi un giallo storico (“L’arma segreta del Duce. La vera storia del Carteggio Mussolini-Churchill”, Rizzoli, pagine 438, euro 23).
L’autore del volume è Mimmo Franzinelli, studioso bresciano da molti anni impegnato a indagare le vicende del regime fascista.
Con “L’arma segreta del Duce”, Franzinelli completa una trilogia interamente dedicata alla costruzione dei falsi, vale a dire quei documenti che – a posteriori – tentano di restituire la dignità perduta ai protagonisti negativi delle vicende umane (o di attenuarne la responsabilità). Dopo aver dimostrato la totale inattendibilità dei cosiddetti Diari del Duce, Franzinelli ha ora chiarito in modo limpido i contorni della fola del carteggio tra Mussolini e Churchill e i veri motivi alla base di questa operazione: principalmente, il tentativo di rivalutare la figura del dittatore, “tradito” dal premier inglese con cui aveva stipulato un patto.
Dentro le pagine del libro davvero avvincente di Franzinelli si muovono personaggi di ogni risma: reduci di Salò e partigiani, spie e abilissimi falsari. Sullo sfondo, lo scenario dei luoghi di guerra e il Lago di Como, dove il regime finì tragicamente il 28 aprile 1945. Ma anche la Svizzera, spazio sicuro di transito e di deposito sia dei documenti falsi sia dei «sacerdoti del carteggio», bisognosi – spiega lo stesso storico bergamasco – «di un rifugio e di garanzie di intangibilità».
Da. C.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.