Nardone, questore a Como 50 anni fa. A Milano inventò la squadra mobile

Mario Nardone

Fu questore a Como per sei anni il mitico Mario Nardone, che a Milano aveva inventato la squadra mobile e il centralino per le chiamate d’emergenza. Nel capoluogo lombardo era giunto subito dopo la guerra, nel 1946.
La nomina nella nostra città avvenne mezzo secolo fa, nell’agosto 1970. Colui che fu ribattezzato il “Maigret italiano” restò sul lago fino al mese di ottobre del 1976. Qui visse gli anni drammatici dei sequestri di persona, uno su tutti il tragico rapimento di Cristina Mazzotti, iniziato a Erba.
Di lui si ricordano ancora in tanti: uomini delle forze dell’ordine ormai in congedo, ma anche malfattori magari redenti, o comunque rispettosi di quell’acerrimo avversario.
La fama di Nardone è tale che nel 2012 gli è stata dedicata una serie televisiva. Era nato ad Avellino nel 1915 ed era a sua volta figlio di un questore. Dopo la laurea in legge entrò nella Pubblica sicurezza. Napoli, dove aveva partecipato all’insurrezione contro i nazisti, Parma e Pesaro erano state le sue sedi prima di Milano, dove poi rimase per venticinque anni, prima del passaggio a Como.
Sul suo taccuino di capo della mobile c’era la mappa di tutta la delinquenza meneghina, con indirizzi, soprannomi e confidenti. La “ligera”, come veniva chiamata la malavita della metropoli lombarda, per lui non aveva segreti. E a Milano divenne questore per la prima volta. Lì diresse anche il nucleo di polizia criminale del Nord Italia.
Prima di trasferirsi a Como ricevette dalle mani del sindaco Aldo Aniasi la medaglia d’oro del Comune di Milano, che diventerà poi nota come Ambrogino, la massima benemerenza civica.
Descritto come un uomo brusco dal cuore grande, amava dire che la sua vera università era stata la strada. Tra le indagini che fecero epoca e lo videro protagonista ci sono quelle relative a Rina Fort (la donna che nel 1946 uccise in via San Gregorio la moglie e i tre figli del suo amante, ndr), ai rapinatori di via Osoppo, di via Montenapoleone e alla banda Cavallero.
Le sue imprese, compiute in nome della legge, varcarono i confini italiani. Gli capitò di essere consultato dalla Cina, dagli Stati Uniti, dalla londinese Scotland Yard. E John Edgar Hoover, che diresse l’Fbi per quasi quarant’anni, dal 1935 al 1972, sotto sei diversi presidenti degli Stati Uniti, lo avrebbe voluto con sé.
Nardone rimase in Italia e morì a 71 anni, dopo una lunga malattia, l’1 luglio 1986.

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