Natale scapigliato

Letteratura C’è anche il comasco Carlo Dossi nell’antologia edita da Interlinea che riabilita in senso spirituale gli scrittori “eretici” di fine Ottocento
Come erano le festività di fine dicembre per il nevrastenico scrittore e diplomatico della celebre villa del “Dosso” di Cardina presso Como, Carlo Dossi? Di questo padre nobile della Scapigliatura giusto un secolo fa, nel 1912, uscì postumo lo zibaldone immenso delle Note azzurre. La nota numero 4.623, a pagina 627 dell’edizione Adelphi economica (meritoriamente ristampata nel 2010 in edizione integrale) recita così: «A fin d’anno ogni onesta persona fa i suoi conti di cassa e di cuore

. Perché mai se ne trova, in generale, sì malcontenta? Perché si accorge di aver troppo speso dell’una e troppo poco dell’altro: perché non si vede in aumento che grigi capelli e una esperienza, vera madre di aceto, che inacidisce ogni vino più dolce».
Umor nero da spleen natalizio, senso della vanitas che tutto avvolge e quindi tipico degli “eretici” scapigliati? In realtà, Dossi aveva un’idea del Natale articolata, e tutta sua. E proprio in suo nome ha un folgorante inizio “lariano” Natale scapigliato (pp. 171, 11,40 euro), 67° volumetto della collana “Nativitas” della novarese Interlinea (tel. 0321.61.25.71, www.interlinea.com; edizioni@interlinea.com).
Questa serie celebra il Natale in letteratura sotto vari punti di vista e che ha annoverato voci più che autorevoli come Charles Dickens, Mario Soldati, Vincenzo Consolo, Giovannino Guareschi, Sebastiano Vassalli e Mario Rigoni Stern.
Il volumetto, si diceva, inizia proprio con Dossi e con un passo dalle prose delle sue Goccie d’inchiostro edite nel 1880, che stillano pietas evangelica per chi, sotto Natale, non può godersi la cornucopia di dolciumi e prodotti perché povero in canna: «In ogni dove, la gola ingegnosa trionfa. Il salumiere par non abbondi che di roba rara (…) Ma, o voi, che avete il pacchetto, non iscordate coloro che non possono averlo: passando, non date solo uno sguardo a que’ poveri bimbi, cui, delle cucine dei ricchi, altro non giova che il fumo: oh fate che nessuno rammenti con astio il dì del Signore; fate che il pane della miseria, almeno oggidì, non sappia troppo di sale!».
Annota il curatore del volumetto di Interlinea, Giuseppe Iannaccone, che il pensiero di Dossi «nel periodo natalizio, trasformato in un perenne e godereccio simposio, cade sui “tomi scompagnati”, e cioè sui “celibi”, “sentinelle”, “conduttori di omnibus e di ferrovia”, “poveri” e “condannati”. Estraneo a ogni abuso mondano del Natale, lo scrittore preferisce raccogliersi negli affetti familiari: “Io, a Natale, amo recarmi a trovare e portar fiori a’ miei morti”».
Quest’ultima citazione, riportata da Iannaccone, tira in ballo un’altra mirabile “nota azzurra”, la numero 5.092, dedicata proprio allo spirito del Natale che passa sotto lo sguardo di Carlo Dossi: meglio andare per cimiteri, per contemplare la finitudine dell’uomo, il 25 dicembre.
Per il curatore del volume di Interlinea, gli scapigliati, insomma, sono tutt’altro che facinorosi iconoclasti anticlericali: anzi, sanno dimostrare un cuore sensibile e a volte anche tenero, anche se mai bigotto e retorico. Il che viene ribadito nel volume da un’altra prosa dossiana, che polemizza contro l’usanza “tedesca” dell’abete, Presepio ed albero: «Vi ricordate, amici, del vecchio presepio? – scrive – Io ritorno colla fantasia a quei giorni della mia infanzia in cui lo si riedificava nella nostra ampia anticamera e lo si inghirlandava di lauro (…) e il mio buon babbo – persona lieta – da uno scatolone che sembrava non dovesse esaurirsi mai, cavava fuori figure e casette di cartone dipinto dai picciuoli di legno, che infilzava nella felpa e nel muschio, incollando poi stelle d’oro sul firmamento di garza celeste e pesciolini d’argento sul mare di vetro verde». In sua vece, però, Dossi denuncia che «sorge l’irsuto e melanconico pino che protende le braccie cenciose, gravi di balocchi tedeschi e di sgraziata chincaglia austrocroata. Tra le due costumanze, quanto più poetica la nostra!».
La solitudine del poeta mentre tutto intorno si festeggia riaffiora poi da un terzo passo tratto dalle Opere edite da Treves l’anno della morte di Dossi a Cardina, il 1910: «In questo giorno, noi, celibi senza neppure la famiglia degli altri, ci sentiamo come smarriti. Il nostro scettico vanto dei dì precedenti è diventato un rimprovero. Il servo ben tentò di vestire a festa anche per noi questo dì e ci ammanì una tavola più civettuola ed un desinare meno corto del solito». E ancora: «Si direbbe che la città banchetti intorno ad un’unica tavola e al cospetto di un sol focolare», ma a quella tavola «non c’è posto per noi». E allora ecco che torna la meta cimiteriale: «Due mesi non sono scorsi e in quel campo si affollava una turba quasi carnevalesca che appendeva alle tombe il suo fracassoso dolore di latta verniciata e di fiori comprati e calpestava la pace del luogo. Ma i morti non amano la teatralità e la danza macabra. A loro piaciono le visitine celate, gli appuntamenti a quattr’occhi. Oggi è Natale, il dì degli affetti, il dì dei ricordi, eppure non orma d’uomo s’imprime sull’umida zolla del cimitero, né un fiore adorna le croci, fuorché il nostro».
In questo libretto che toglie agli scapigliati la maschera di truci polemisti contrari alla spiritualità e li rivela umanissimi tra memoria e ironia concorrono anche autori. Come Antonio Ghislanzoni, lecchese (all’epoca quindi comasco), con un racconto-apologo che riporta il carteggio di due polli innamorati, ignari fino all’ultimo delle abitudini culinarie che l’uomo si concede a fine anno. E c’è anche il poligrafo e patriota Ferdinando Fontana, figura da riscoprire, che per aver partecipato ai moti milanesi del 1898, fu processato per incitamento all’odio di classe: evitò la condanna a tre anni di reclusione fuggendo in esilio in Svizzera, dove rimase fino alla morte. Morì infatti nel 1919 a Lugano.

Lorenzo Morandotti

Nella foto:
Lo scrittore e diplomatico Carlo Dossi, morto a Cardina sopra Como nel 1910

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.