Cronaca

Nati anche i cigni delle paratie. «Ma non disturbate la coppia»

altIl Lario e gli uccelli acquatici
Si sono schiuse quattro delle sei uova. Popolazione in crescita
E dopo quelli del molo di viale Geno, comparsi venerdì pomeriggio, ecco i cigni delle paratie. All’alba di ieri sono nati anche i cigni nel cantiere di piazza Cavour. Quattro morbidi pulcini grigi sono spuntati dal nido accanto alla biglietteria della Navigazione. Due uova non si sono ancora schiuse, ma potrebbero farlo a ore.
L’amministrazione provinciale, su indicazione del dirigente del settore Caccia, Marco Testa, ha già fatto posizionare alcuni cartelli nei pressi del nido. La “casa”

dei cigni non va infatti toccata.
«Chiediamo alle persone – spiega il dirigente – di non disturbare la coppia. Ci sono due uova che si devono schiudere e potrebbero farlo nei prossimi giorni, ma il nido è ancora vitale anche per i piccoli, che nel primo mese di vita e oltre lo utilizzano come rifugio soprattutto nella notte, per farsi scaldare dalle piume della madre».
Nell’occasione Testa fa anche un punto sulla popolazione dei cigni del nostro territorio.
«I primi esemplari sono stati introdotti dall’Azienda turistica nei laghi briantei negli anni Sessanta e ben presto sono arrivati nella zona del Pian di Spagna per poi scendere fino a Como».
E da allora non hanno più lasciato il Lario, anche perché il cigno è uno degli uccelli maggiormente protetti dall’uomo.
Tutta la popolazione dell’avifauna acquatica viene monitorata da 25 anni sui laghi della provincia. Il censimento avviene in inverno, quando ai contingenti “indigeni” si aggiungono quelli che migrano dal resto d’Europa.
«La popolazione dei cigni è cresciuta negli ultimi anni – spiega Testa – Gli esemplari si riproducono ogni primavera e spesso la coppia fa il nido nello stesso punto. Ma si tratta di numeri sotto controllo. Quattro anni fa vi era stata una piccola invasione di cigni d’inverno nella zona dell’Altolario».
Tanto sono belli ed eleganti i cigni, quanto aggressivi con gli altri uccelli acquatici ed è di qualche mese fa la decisione del Dipartimento per la conservazione dell’Ambiente dello Stato di New York che ha condannato a morte oltre 2mila cigni tra Long Island e i laghetti dei parchi di Manhattan.
I bianchi pennuti vennero importati dall’Europa alla fine dell’Ottocento e si sono via via imposti sulle altre specie locali, oggi a rischio estinzione. La popolazione è triplicata negli ultimi anni per via dell’abitudine dei newyorchesi di dare da mangiare ai cigni. Tanto che ora la Grande Mela ricorrerà a questo intervento cruento.
«I nostri cigni non corrono questo rischio – assicura Testa – anche se è vero che rendono la vita più difficile ad altri uccelli selvatici, come le folaghe».
Al momento i problemi vengono solo dai cormorani del Ceresio. «Si tratta dell’unico intervento di controllo cruento che abbiamo effettuato – conferma – pur per un numero minimale di esemplari, tra il 10 e il 15%. La situazione è migliorata a Santa Margherita di Valsolda anche grazie al taglio degli “alberi dormitorio”, troppo vicini alle abitazioni».
Diverso il discorso del germano reale, con esemplari sempre meno di derivazione selvatica.
«Si tratta di esemplari domestici e questo non è un buon indicatore biologico e naturalistico» conclude il dirigente di Villa Saporiti.

Paolo Annoni

Nella foto:
Mamma cigno con due pulcini nel nido a fianco della biglietteria della Navigazione. Le uova si sono schiuse ieri all’alba (Fkd)
20 maggio 2014

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