Natività e creazione, il nuovo libro di don Agostino

A Como pare non sia Natale senza le meditazioni spirituali cui ha abituato don Agostino Clerici, direttore del Centro Rusca che custodisce la memoria dell’antica diocesi lariana e del suo seminario. I suoi sono racconti a più livelli, da leggere e condividere in famiglia e tra amici come favole di Natale, ma non sono mai accomodanti o consolatori, una volta usava dire “buo – nisti”. Richiedono anzi una buona dose di impegno e di serena serietà, invitano ad andare oltre il velo delle apparenze, a riflettere sul senso profondo delle parole e delle storie che le parole intessono. E infatti prevedono sempre una “realtà aumentata” teologica, un puntuale apparato di riferimenti testuali alla sapienza biblica e ad alcuni suoi esegeti. Non è sfoggio di cultura, strizzatina d’occhi al potere accademico, ma umile richiamo all’autorità e all’auto – revolezza delle fonti.

Puntuale come il panettone o il pandoro, ecco quindi la nuova fatica del religioso in libreria e nei negozi digitali. Don Agostino oltre a fare il parroco in Santa Brigida a Ponzate è scrittore e giornalista (è editorialista del nostro quotidiano dove tiene una rubrica ogni martedì). Il suo nuovo libro si intitola “Che bello! Creazione e incarnazione “(edizioni “L’essenziale è visibile”, Tavernerio 2017), ha 95 pagine e costa 8 euro. L’anno scorso nel suo libretto natalizio tuttora disponibile don Agostino aveva proposto un abbinamento tra la favola del Piccolo Principe di Antoine Saint Exupéry e il racconto evangelico della nascita di Gesù.

Stavolta si va alle origini della fede, al mistero dell’incarnazione: «Che cosa c’entra il Natale con il racconto della creazione? E perché l’arte cristiana si prende la libertà di raffigurare il Creatore con il volto di Gesù Cristo? – si chiede don Agostino – A queste domande cerca di rispondere il mio libro che anche quest’anno è tutto imperniato su un racconto. Alla luce di alcune pagine della Bibbia – la creazione nel primo capitolo della Genesi, il prologo del Vangelo di Giovanni e l’inno cristologico della Lettera ai Colossesi–il racconto (suddiviso in undici stanze) narra il viaggio dell’uomo e della donna usciti dall’Immagine di Dio nel sesto giorno della creazione e ci conduce con loro sin dentro il mistero dell’Incarnazione, per scoprire la nostra origine dalla Vita stessa di Dio».

Un libro che don Clerici confessa nato nelle pause meditative durante i Grest in montagna, nell’amato Trentino, o a San Pietro al Monte presso Civate, ed è forse per questo che «il Natale è affrontato come una vetta, salita dalla parete Nord, più impegnativa e più premiante». Parole forti, in tempi difficili in cui anche il consumismo natalizio può essere consolatorio. Ma per don Agostino i cristiani sono di fronte a un bivio preciso e non hanno più il tempo di accontentarsi «della poetica del Bambinello». Abbinare il tema del Natale, ossia l’ingresso del divino nel cuore dell’umano, ala creazione, significa per don Clerici «il tentativo di rispondere alle domande radicali, che è impossibile da uomini non porsi: Da dove veniamo? Perché esiste l’universo e non il nulla? Come si spiegano la bellezza e l’ordine della natura?”».

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