Nato sul Lario il nuovo Murakami

Emiliano Ponzi disegno per Abbandonare un Gatto di Murakami

Le opere d’arte (riduttivo chiamarle illustrazioni) che accompagnano il recente volume dello scrittore giapponese spesso in odore di Nobel Murakami Haruki Abbandonare un gatto edito da Einaudi sono nate sul Lago di Como.
Le immagini si devono a un artista italiano famoso nel mondo che collabora tra l’altro con testate prestigiose come il Washington Post (per il quale ha raccontato il lockdown italiano con testi e foto inediti direttamente dal suo diario della pandemia in Chronicles from the red zone) e il New York Times (sull’inserto scientifico nel mese di ottobre campeggiava la sua interpretazione della lotta al Covid 19), la rivista New Yorker ma anche il quotidiano francese Le Monde.
Emiliano ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra cui il Young Guns Award dall’Art Directors Club di New York e l’ambito Gold Cube dall’Art Directors Club di New York.
E ora come detto ha disegnato proprio per l’edizione italiana i ricordi di un autore cult come Murakami, molto amato in Italia dove ha anche soggiornato durante la realizzazione di uno dei suoi romanzi, che in questo nuovo libro edito da Einaudi racconta della sua famiglia, in particolare del suo rapporto con il padre.
«Sul Lario – dice Ponzi – ho realizzato la gran parte delle opere compresa la colorazione, lo scorso mese di luglio. Sono tutti lavori nati in digitale, ed è interessante notare che dove eravamo in vacanza, sopra Menaggio, la connessione era lenta e vecchia. Ci siamo rifugiati lì, era la prima uscita dopo il lockdown, un paradiso a poca distanza da Milano dove vivo. Speriamo di tornarci ma non in fuga dal virus, sono zone splendide che non mi ero mai goduto così, e che ho visto senza l’affollamento dei turisti estivo. Posso capire la fascinazione che esercitano quei luoghi: i lavori per Murakami sono nati avendo di fronte ogni giorno lago e montagne, in un cottage preso in affitto».
«È stato bello disegnare con quel panorama meraviglioso davanti, eravamo a due chilometri dal bar più vicino, e sentivamo affinità con la Kyoto che racconta Murakami che con il suo tono narrativo contemplativo si trova particolarmente bene immerso nelle atmosfere lariane. La contemplazione presuppone la visione e quindi la staticità del paesaggio lariano si collegava magicamente alla sua scrittura, che è fatta di una emotività molto gestita mai dilagante».
Murakami è stato subito entusiasta del lavoro di Ponzi. Che come detto ha committenti prestigiosi e illustri ed è una firma internazionale. Come vede il futuro dell’arte e della comunicazione? «Sarà interessante capire come i paradigmi cambieranno, dato che la mutazione sarà inevitabile. Prevedo che come dopo ogni crisi ci sarà voglia di leggerezza, prevedo colori sgargianti e tematiche frivole, ci sarà voglia di endorfine, di edonismo positivo dopo tanto buio, è la chimica di cui siamo fatti che lo vuole».
E per quanto riguarda il lavoro degli artisti? «È vero, non siamo illustratori ma artisti. La linea di confine aveva senso forse una volta, ma se ci riflettiamo anche Michelangelo e Raffaello erano illustratori nel senso che rispondevano a una committenza. Ora distinguere tra arte tout court e arte applicata è sempre più difficile e anche i cosiddetti artisti puri in realtà si riferiscono da un mercato e rispondono alle sue istanze . Con Murakami – questo lavoro l’avevo già parzialmente illustrato per il New Yorker – il mio è stato il ruolo di un interprete, che ha proposto la sua versione di un testo scritto da un altro. Nel caso del libro edito da Einaudi le immagini hanno un ruolo narrativo notevole e come detto anche grazie al Lago di Como mi sono affiancato al tono di voce dell’autore che è molto discreto, orientale, “giapponese”».

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