Nautica e tv locali contro Passera. Ecco il bilancio di un anno al governo del “super-ministro” arrivato dal Lario

altPerché l’ex amministratore delegato di Banca Intesa SanPaolo non parteciperà alla sfida elettorale del prossimo 24 febbraio
Comaschi in Parlamento e al governo. Che cosa hanno fatto? Si chiude la 16esima legislatura ed è tempo di bilancio. Il Corriere di Como si prende la briga di analizzare pregi e difetti di un lavoro comunque rimasto sotto i riflettori e facilmente verificabile. La prima puntata è dedicata a Corrado Passera, l’ultimo arrivato sulla scena – è vero – ma salito sul proscenio più importante: il ministero delle Attività produttive.
Molte erano le attese e le speranze nate attorno al nome dell’ex amministratore delegato di Intesa SanPaolo, chiamato al capezzale delle imprese italiane dal professor Monti.
Il bilancio di un anno e pochi giorni di governo è, tuttavia, in chiaroscuro.

Lo stesso Passera sembra non aver capitalizzato a sufficienza il suo lavoro, dato che con ogni probabilità non sarà nemmeno della partita elettorale.
Eppure, sul banchiere comasco molti puntavano davvero, fino a indicarlo come possibile candidato premier. Tutto sfumato in una notte, o quasi.
Passera sosteneva l’irrinunciabilità della lista unica anche alla Camera dei Deputati ma si è dovuto arrendere alla “vecchia” politica, alla scelta di Casini e Fini di correre ciascuno sotto le insegne dei rispettivi partiti.
Il risultato è stato una rapida uscita di scena, anche se non possono escludersi sorprese dell’ultima ora. Sorprese, peraltro, all’ordine del giorno in una politica caratterizzata da labilità e volatilità in tutto simili a quelle di un gas nobile.
I giudizi
In ogni caso, sul lavoro al ministero di Corrado Passera sono stati espressi giudizi molto spesso poco lusinghieri. In particolare, sono stati negativi i commenti di Silvio Berlusconi il quale, intervistato dal direttore del nostro giornale, Mario Rapisarda, ha avuto parole poco concilianti: «Con lui lavorai bene quando si trattò di mantenere italiana la compagnia di bandiera, l’Alitalia. Trovammo insieme 15 imprenditori che diventarono soci e ci evitarono la vendita ad Air France. Per quanto riguarda l’attività da ministro, inizialmente Passera ha portato avanti le cose avviate dal nostro governo. Poi, ha avuto molte difficoltà, con risultati limitati e direi negativi. D’altronde, però, non si possono chiedere miracoli a nessuno in 13 mesi».
«A volte è stato molto critico nei nostri confronti – ha detto sempre Berlusconi – Poi ha raccontato a tutti che l’Italia, un anno fa, era sull’orlo del baratro. E questa è una menzogna assoluta, una mascalzonata, perché noi abbiamo mantenuto i conti in ordine, abbiamo rispettato tutti gli impegni con l’Ue e il grande imbroglio dello spread si è risolto in un aumento degli interessi da pagare sui titoli del nostro debito pubblico pari a 5 miliardi nell’ambito di una spesa pubblica di 800 miliardi. La campagna sullo spread è stata un grande imbroglio per mettere in piedi l’operazione politica, mediatica, nazionale e internazionale per far cadere il governo».
Ma al di là dei giudizi da avversario politico di Berlusconi, lasciano il segno quelli fortemente negativi che arrivano dal mondo imprenditoriale. Primi fra tutti gli industriali della nautica (molti dei quali sono comaschi, ndr), imbufaliti a dir poco per la tassa di stazionamento imposta dal governo dei tecnici e per le mancate risposte ad alcune «semplici richieste» – così le ha definite Anton Francesco Albertoni, presidente di Confindustria Nautica – quali l’istituzione del registro nazionale delle imbarcazioni e navi da diporto, la riforma della patente nautica o la revisione delle procedure del Port State Control, che vedono l’Italia svantaggiata rispetto ai concorrenti.
Altri giudizi negativi sono poi giunti dal settore della radiotelevisione locale, che ha più volte messo in evidenza come le scelte del ministero guidato da Passera abbiano in realtà comportato problemi giganteschi, in particolare alle piccole emittenti. Ancora di recente, la Frt, associazione di imprese che rappresenta le tv locali, ha usato parole piuttosto esplicite: «Da quando Corrado Passera si è insediato al ministero non si è mai preoccupato di conoscere la realtà televisiva locale e le ricadute sul comparto delle sue decisioni politiche. Non solo non ha minimamente affrontato le problematiche segnalate dall’Associazione Tv Locali Frt, ma non si è nemmeno disturbato di dare riscontro ai numerosi appelli arrivati dall’intero settore televisivo locale». Sempre secondo la Frt, «il passaggio al digitale terrestre avviato nel 2008 e non ancora ultimato ha fatto emergere molte criticità di ordine normativo, regolamentare e tecnico e ha radicalmente stravolto gli equilibri del mercato, penalizzando in modo particolare le tv locali». L’inerzia del governo nell’ultimo anno rischia così di uccidere il «pluralismo e la libertà e l’indipendenza dell’informazione».

Nella foto:
Le televisioni locali lamentano una grave inerzia su molte questioni fondamentali

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