‘Ndrangheta in centro a Cantù, tre arresti

Una pattuglia della Radiomobile Carabinieri

Ancora arresti per le violenze in piazza Garibaldi a Cantù, salotto della “città del mobile” che secondo recenti indagini della Direzione distrettuale antimafia di Milano era in mano a giovani rampolli legati o comunque vicini alle cosche di ’ndrangheta. Ieri mattina all’alba i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Cantù hanno dato esecuzione a tre ulteriori ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di tre ragazzi che erano già stati colpiti dalla precedente operazione “Ignoto 23” che risaliva allo scorso 26 settembre.
Colpiti Giuseppe Morabito, 30 anni, nipote di quel “U Tiradrittu” che è considerato esponente di una delle più potenti famiglie di ’ndrangheta della Calabria, ma anche Valerio Torzillo (nato a Cantù, 23 anni) e Jacopo Duzioni (nato a Como, 25 anni).
In questa costola del filone principale dell’inchiesta è finito un ulteriore pestaggio che avrebbe causato 40 giorni di prognosi ad un 27enne originario della Repubblica Dominicana residente a Cantù.
Il ragazzo, il 24 aprile sarebbe stato avvicinato e colpito ripetutamente con calci e pugni, poi scaraventato per terra e trascinato per i piedi. Il giovane fu trasportato all’ospedale Sant’Anna di San Fermo della Battaglia dove fu riscontrata una «frattura bifocale di mandibola» giudicata guaribile con 40 giorni di prognosi. Secondo i carabinieri di Cantù, tutto sarebbe stato compiuto dagli arrestati con modalità mafiose, usando espressioni come «noi siamo calabresi… da noi in Calabria si fa così».
Le ordinanze sono state eseguite all’alba di ieri e sono state notificate direttamente in carcere. Nelle prossime ore i tre indagati verranno sentiti dal giudice delle indagini preliminari di Milano che ha firmato le custodie cautelari, accogliendo le richieste della procura meneghina con i pm Alessandra Dolci e Sara Ombra.
Questa ultima operazione che ha colpito il centro di Cantù, nasce come detto dal precedente blitz di settembre che sconvolse la “città del mobile”. Quel giorno, grazie a una lunga serie di arresti, venne alla luce una faida interna a due gruppi criminali presenti in Brianza che si contendevano il dominio del Locale di Mariano Comense, lo storico clan dei Muscatello e il nascente rampollo della famiglia Morabito di Africo. Violenze che iniziarono all’interno di una discoteca e che proseguirono in strada con la gambizzazione di Ludovico Muscatello, nipote dell’anziano boss Salvatore. Fatto di sangue da cui emerse in modo chiaro il maggior potere acquistato proprio dai Morabito in seno al Locale marianese.

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