Cronaca

’Ndrangheta sul lago, le motivazioni del giudice

altIl caso – Il secondo comasco coinvolto, un immobiliarista di 52 anni, condannato per un unico episodio di usura
Riccardo Cusenza del Lido di Menaggio era «consapevole» del clan mafioso

Si definiva “direttore” del Lido di Menaggio. Riccardo Cusenza, 44enne originario di San Giovanni Rotondo, era perfettamente a conoscenza dell’attività criminale del clan Valle-Lampada e partecipava in modo «pieno e consapevole alla societas criminis» costituita dai boss di ’ndrangheta attivi nel territorio alto-lombardo.
È questa, in sintesi, la motivazione che ha convinto i giudici della quarta sezione penale della Corte d’Appello di Milano a infliggere a Cusenza 10 anni di carcere

per usura e associazione mafiosa, inasprendo la sentenza di primo grado che si era “fermata” a 5 anni e 6 mesi.
Gli stessi giudici hanno invece confermato i 2 anni e 3 mesi affibbiati in prima istanza ad Adolfo Mandelli, immobiliarista menaggino di 52 anni, finito in carcere nel luglio 2010 e accusato degli stessi reati ma alla fine giudicato colpevole di un solo episodio di usura. Nello scorso mese di luglio, Cusenza era stato arrestato proprio al Lido di Menaggio in esecuzione di un provvedimento cautelare emesso in seguito alla pronuncia della sentenza di appello.
Il prefetto di Como, Michele Tortora, pochi giorni dopo aveva decretato di fatto la chiusura del Lido per il «pericolo di infiltrazioni mafiose da parte della criminalità organizzata tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi d’impresa». Via Volta, infatti, aveva emanato un provvedimento «interdittivo dei rapporti» tra la società di gestione del Lido – di cui Cusenza si definiva “direttore” – e la pubblica amministrazione.
A determinare la decisione del prefetto era stata proprio la sentenza del Tribunale di Milano in cui in realtà la struttura centrolariana non viene mai citata. Dalle oltre 230 pagine della sentenza, tuttavia, emergono in modo chiaro alcune attività illecite condotte da Cusenza e da Mandelli sul territorio della nostra provincia.
Ad esempio, «l’intestazione fittizia» di quote della società Lario Servizi Srl a Mandelli. Quote in realtà controllate dalla famiglia Valle. Lo stesso Mandelli, giudicato colpevole di un unico episodio di usura, viene considerato dai giudici «in posizione di sostanziale soggezione» di fronte ai membri del clan mafioso, e proprio per questo non assimilabile a un componente della famiglia di ’ndrangheta.
I 2 anni e 3 mesi di carcere inflitti all’immobiliarista menaggino sono da mettere in relazione al «contributo» dato a un episodio usurario. Fu infatti Mandelli ad accompagnare in banca a Carlazzo la vittima dello strozzinaggio che doveva incassare due assegni circolari.

Da. C.

Nella foto:
Il Lido di Menaggio era gestito fino a pochi mesi fa da una società, a detta della Prefettura, potenzialmente infiltrabile dalla mafia
8 Novembre 2013

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