Negretti, rinascita teatrale dopo l’emergenza

Laura Negretti in uno spettacolo

Di nuovo in scena dopo tanta attesa. E con due lavori di impatto e di valenza sociale. Il 28 maggio alle 20.45 la compagnia di Laura Negretti “Teatro in mostra” porta la nuova pièce “Like” a Montano Lucino nel Cortile dell’Istituto Don Carlo San Martino (in caso di maltempo nella palestra dello stesso istituto e il 30 maggio alle 18 riporta in scena quello che è uno dei suoi cavalli di battaglia, “Barbablù 2.0”, un lavoro sulla violenza di genere che apre le coscienze e gli occhi su una realtà troppo spesso rimossa anche se purtroppo protagonista delle cronache anche sul territorio comasco.
Andrà in scena nell’auditorium “Zucchi” di Cermenate.
Due lavori impegnativi per una ripartenza sostanziosa e motivante. “Like” racconta di un mondo apparentemente gioioso dove tutti si sorridono e si vogliono tanto bene. Una iper-realtà fatta di colori saturi e sorrisi smaglianti. Troppo smaglianti.
Una “Wonderland” dominata e sottomessa a un potente social-media, pervasivo ed invasivo, a cui tutti (o meglio quasi tutti) sono costretti ad essere iscritti e che condiziona le loro vite lavorative, affettive e sociali a suon di punteggi ottenuti. Un futuro distopico ma anche una finestra sul presente, specie in tempo di pandemia.
Sottotitolo eloquente di “Barbablù 2.20” è invece “I panni sporchi si lavano in famiglia” e mette in scena quella violenza domestiche che arriva dalle mani di chi dovrebbe amarti e accarezzarti e invece ti annienta non solo fisicamente ma anche psicologicamente e moralmente.
«Tornare in scena al Sociale di Como, uno dei primi passi della nostra ripartenza con “Di sabbia e di vento” ai primi di maggio, è stato come rinascere e tornare alla vita, tornare a respirare dopo avere boccheggiato per mesi in cui abbiamo annaspato in cerca d’aria – dice Laura Negretti – Ci sentiamo come se debuttassimo per la primissima volta. Mi è capitato di recente di avere un episodio di buio totale nelle ultime prove prima di andare in scena a Sondrio. Un attacco di panico professionale che non avevo mai avuto in tutta la mia carriera. Non solo ero convinta di non ricordarmi più nemmeno una parola dello spettacolo ma anche di non sapere più recitare, di non sapere più dare emozioni e provarne. In mezzo allo sconcerto generale dei colleghi, mi sono buttata. Quando si è aperto il sipario tutto si è magicamente dissolto e tutto è tornato nella perfetta quadratura del cerchio. La sensazione quindi quando si torna in scena dopo tanto tempo è di tornare alla vita. Ed è come quando hai imparato a nuotare e poi stai lontano anni dall’acqua: appena torni dentro, sai che ce la puoi fare».

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