Emergenza e ospedali: nei reparti Covid non ci sono più i “volontari”

Ospedale Sant'Anna

C’è un dato che nessuno conosce, perché nessuno lo rende noto. Un dato importante, che segna il passaggio di fase dell’epidemia negli ospedali lariani: nei reparti Covid non ci sono più “volontari”. Si va all’inferno soltanto con l’ordine di servizio scritto. A marzo e aprile, moltissimi medici e infermieri si erano offerti di curare i pazienti affetti da Coronavirus, pur conoscendo i rischi che questa scelta avrebbe comportato. Oggi non accade più.
I motivi sono tanti. Le voci di dentro del Sant’Anna, su questo, sono abbastanza univoche.
Innanzitutto c’è rabbia. D’estate sono fioccate le denunce dei parenti delle vittime.
Un comportamento che ha fatto infuriare, non senza ragione, chi ha lavorato in condizioni impossibili e combattuto un nemico sconosciuto.
Poi c’è sfiducia. L’organizzazione è tornata a livelli pre-Covid, mancano infermieri e medici, il clima si è fatto pesante.
La circolare del 23 ottobre
«La scorsa primavera eravamo eroi, e adesso?». Adesso, l’unico modo per affrontare un’emergenza largamente annunciata di fronte alla quale nessuno si è veramente preparato, è stravolgere tutto.
In una circolare inviata ai dirigenti periferici della sanità lombarda il 23 ottobre scorso, il direttore generale dell’assessorato al Welfare Marco Trivelli chiede di sospendere «con decorrenza immediata l’attività di ricovero programmato presso le strutture non Hub», assicurando soltanto «la continuità dell’attività urgente e non procrastinabile». Questo perché bisogna al più presto «attivare nei presìdi non Hub posti letto di degenza acuti e subacuti che devono essere prioritariamente disponibili all’accoglienza dei pazienti Covid e non Covid provenienti dagli ospedali Hub». Allo stesso modo, bisogna «ridurre l’attività programmata anche negli ospedali Hub – per intendersi, il Sant’Anna – continuando ad assicurare l’attività strettamente non procrastinabile e, quanto più possibile, quella clinicamente prioritaria e di competenza della struttura».
L’emergenza impone decisioni estreme, certo.
Ma che cosa è stato fatto, nei mesi estivi, per evitare che si arrivasse a una situazione peggiore di quella vissuta in primavera?
È questa la domanda che si fanno i medici e gli infermieri. E i cittadini, ovvio.
«Le recenti previsioni effettuate dagli epidemiologi ci fanno ragionevolmente ritenere che la situazione nell’arco di pochi giorni potrebbe significativamente peggiorare, soprattutto nelle aree più coinvolte dalla diffusione del contagio, attualmente Milano e area metropolitana, Monza Brianza e territorio a Sud di Varese», scrive Trivelli. E le previsioni di chi, a giugno, ammoniva sulla seconda ondata? E le attività di potenziamento annunciate dalla Regione sul territori e negli ospedali?
La «rimodulazione»
Restiamo in attesa di risposte, Nel frattempo, annotiamo che al Sant’Anna sono stati creati altri 5 posti letto in terapia intensiva (in totale ora sono 15), mentre è iniziato lo smantellamento della Degenza chirurgica 2, dove saranno presto collocati altri 25 pazienti Covid. Intanto, la nefrologia è stata spostata in geriatria e la neurologia in riabilitazione. All’ospedale di Cantù è stato invece aperto ieri nell’area Day Surgery un reparto per malati Covid positivi.
Sempre a Cantù la pediatria ha riaperto dopo la sanificazione e garantirà la propria attività di consulenza per il pronto soccorso pediatrico, mentre i pazienti da ricoverare saranno dirottati al Sant’Anna. Infine, nella degenza di transizione di Mariano sono previsti altri 7 posti letto Covid. Tutti questi cambiamenti diventeranno operativi entro i prossimi giorni.
Per ciò che concerne i numeri, ieri mattina il totale dei pazienti Covid ricoverati a San Fermo della Battaglia era di 149, di cui 10 in terapia intensiva e 52 ventilati; a Mariano Comense erano 17; a Cantù soltanto 4; in osservazione al pronto soccorso del Sant’Anna c’erano 15 pazienti, 11 invece a Cantù.

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