Cultura e spettacoli

Nei vecchi solai una bandiera e un servizio di cristallo

altRicordi lariani, di Renzo Romano
La storia è accaduta in un solaio, anzi in due. Il primo è quello della mia casa di Ponte Chiasso. Un lucernario illuminava quel che bastava per non inciampare tra le mille cose accantonate. Una stufa, un lampadario, un mobiletto, un pacco di lettere, il francobollo con l’effigie del re o del duce, alcune bottiglie di salsa di pomodoro fatte in casa… Una scatola di cartone sommersa dalla polvere appoggiata su un baule, un panno ripiegato con cura… la bandiera italiana, bianca rossa e verde , lo stemma sabaudo al centro.

Il pensiero a mio papà, carabiniere, che aveva giurato fedeltà al re. In cucina su un’anta della credenza, appoggiata al vetro, campeggiava una foto della famiglia reale e quella bandiera sventolava dal nostro balcone affacciato sulla piazza nelle grandi occasioni.
Da un solaio all’altro, eccomi in quello della mia casa di Monte Olimpino. Sotto un mucchio di cartoni, un pacchetto legato con una corda sfilacciata. Lo spolvero, allento lo spago consunto, tolgo con delicatezza la carta ingiallita di giornale, è un “Corriere della Sera”, intravedo la data… “gennaio 1944”.
Avvolti nella carta velina una bottiglietta e sei bicchierini di cristallo decorati in argento. Come sono finiti nel mio solaio?
In tempi di guerra, in prossimità del confine, si sono consumati drammi e tragedie. Si raccontano storie angoscianti di persone che hanno lasciato e dato tutto per raggiungere la salvezza al di là della frontiera.
Forse quel servizio di cristallo è il prezzo pagato in cambio della vita, forse è stato nascosto per riprenderlo dopo la follia del conflitto, forse… forse…
Adesso abito a Como, non ho un solaio, la bandiera con lo stemma sabaudo chissà dov’è finita, il servizio di cristallo invece è bene in vista in una vetrina del soggiorno.

Nella foto:
Una vecchia bandiera sabauda. Nelle grandi occasioni sventolava sui balconi delle case
19 ottobre 2014

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