Nel 1946 “prestò” 200 lire al Pci. Ora chiede 9mila euro al Pd

Partito Democratico

Prestò al Partito Comunista Italiano 200 lire nel 1946. Oggi, settantuno anni dopo, il militante – classe 1919 – chiede al Partito Democratico novemila euro.
Una vicenda davvero singolare, raccontata dall’avvocato Giovanni Rossetti, al quale l’uomo si è rivolto per ottenere il rimborso del credito.
«Correva l’anno 1946 – spiega il legale – quando Giacomo, originario di Como ma residente a Biella, allora giovane militante di sinistra, decise di sottoscrivere un’obbligazione (un prestito a premi) con l’allora Partito Comunista Italiano per 200 lire. Somma ragguardevole per l’epoca, in considerazione del fatto che il nostro Paese stava pagando il conto salato della Seconda Guerra Mondiale».
L’obbligazione è firmata dall’allora onorevole Palmiro Togliatti, segretario del Pci.
Il premio però non venne mai incassato. Qualche settimana fa, mettendo ordine tra i ricordi di famiglia, l’uomo ha trovato i documenti del prestito oltre a tanti altri cimeli.
I titoli di credito, ha spiegato l’avvocato Giovanni Rossetti, sono stati fatti stimare da un consulente contabile che ha calcolato, tra interessi, rivalutazione e capitalizzazione dal 1 marzo 1946 a oggi una cifra creditoria di circa 9mila euro: soldi che, oggi, Giacomo chiede al Partito Democratico, come erede politico del Pci.
Il decreto ingiuntivo è stato depositato al Giudice di Pace di Biella a metà novembre e nel giro di tre mesi dovrebbe arrivare la risposta.
«C’è da augurarsi che si possa arrivare a una soluzione bonaria», dice l’avvocato.
Se il Pd pagasse, però, il precedente potrebbe indurre altri nelle stesse condizioni dell’anziano comasco a farsi avanti e rivendicare i propri crediti mai saldati.

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