Nel 1998, il suo anno più bello, gli appassionati lariani lo applaudirono in maglia rosa

1pantaniLe testimonianze comasche

Ci sono anche una serie di curiosità e ricordi comaschi che riguardano Marco Pantani e il Lario. La prima si rifà al suo anno più glorioso, il 1998, quando vinse il Giro d’Italia e il Tour de France.
Una delle ultime tappe, infatti, fu la Boario-Mendrisio, di 137 chilometri, che nella città ticinese fu vinta in volata da Gianmatteo Fagnini. Tanti gli appassionati comaschi che applaudirono Pantani e i “girini” sia nella città ticinese, sia nel tratto lariano della frazione, che comprendeva

il passaggio dalla dogana di Chiasso.
Più brutto il ricordo legato alla sua maglia gialla del Tour de France, che era stata donata al Museo del Ciclismo del Ghisallo. Durante un prestito al Salone del ciclo a Rho, il prezioso simbolo è stato infatti rubato. Era il novembre del 2010 e la casacca gialla non è mai più stata ritrovata.
Dopo la scomparsa di Pantani fu toccante, dieci anni fa, la testimonianza di Annalisa Casartelli, la vedova di Marco, il corridore albesino morto in un incidente al Tour de France del 1995.
«Pantani era una persona buona, dal grande cuore, pronto alla solidarietà, quella vera, quella fatta in silenzio, come con me ed il piccolo Marco dopo la morte di Fabio – disse Annalisa – Quando da Albese tornai nella mia Romagna, Marco mi chiamò per dirmi che in caso di bisogno lui ci sarebbe sempre stato. E, in un momento di difficoltà, diede un aiuto concreto a me e a mio figlio Marco, con l’unico patto di non pubblicizzare la cosa». Cosa che, dopo la morte di Pantani, Annalisa Casartelli ha voluto fare proprio per ricordare il cuore e la disponibilità dello sfortunato ciclista.
E, sempre quel 14 febbraio del 2004, l’ex giocatore comasco di calcio Pietro Vierchowod si trovò in una situazione non semplice. In una delle due prime uscite da opinionista sulla Rai, era ospite proprio della trasmissione in cui fu annunciata la morte di Marco Pantani.
«Ho vissuto male la cosa – commentò Vierchowod – È stato un momento imbarazzante e difficile. Eravamo lì per parlare di calcio. Poi all’improvviso è arrivata la notizia: mi sembrava incredibile e tra me e me ho pensato che non poteva essere vero. Ci sono rimasto male. Non sono appassionato di ciclismo, ma sono cose che colpiscono: Marco era famoso e amato dalla gente».

Nella foto:
È il 5 giugno 1998: la tappa Boario-Mendrisio passa dalla dogana di Chiasso. Marco Pantani procede “scortato” dalla squadra della Mercatone Uno 

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