Nel dossier-stampa le auto dei frontalieri. Il governo di Bellinzona: «Niente più parcheggi»

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Ieri mattina incontro a Bellinzona

Se c’è una cosa che gli svizzeri non riescono proprio a tollerare, è il caos (tipicamente italiano) di un parcheggio. Macchine una sull’altra, nessun ordine apparente, prati, campi e sterrati letteralmente sotto assedio.
E le immagini dei “posteggi selvaggi” in terra elvetica sono finite nella cartella stampa che, ieri mattina, il consigliere

di Stato leghista Claudio Zali ha distribuito ai giornalisti a Bellinzona, a margine di una conferenza sul tema della «Mobilità nel Sottoceneri».
Foto-esempio di ciò che «non è più possibile accettare», ha ripetuto Zali.
Per carità: intendimento condivisibile, quello di togliere traffico e di abbattere lo smog. Ma ciò che non convince sono i tempi. E anche i modi scelti dal politico svizzero.
Perché Zali non ha fatto mistero alcuno di voler “colpire” soprattutto – anzi, unicamente – i frontalieri italiani che ogni giorno varcano il confine per andare a lavorare nelle fabbriche e nei cantieri ticinesi. Le 21 pagine della cartella stampa distribuita ieri sono infatti, in questo senso, chiarissime.
Tra le 4 cause che hanno portato all’esplosione del traffico segnalate dal consigliere di Stato di Bellinzona, 2 sono state stampate in caratteri più scuri: «Aumento dei posti di lavoro, in particolare dei frontalieri (oggi più di 60mila)» e «Insufficiente numero di occupanti per veicolo (1,1)» in entrata dalle varie dogane.
Gli obiettivi di Zali sono poi limpidi: in cima, ci sta la «Riduzione del traffico veicolare provocato dai lavoratori pendolari (frontalieri)».
Insomma: se oggi il Ticino è «invivibile» sul piano ambientale e del traffico, ciò dipende soprattutto dalle migliaia di macchine italiane che si spostano liberamente sulle strade del Cantone. E trovano un parcheggio non regolamentato, ovvero libero.
Sì, perché il ragionamento del “ministro” del Territorio ticinese è semplice. Togliendo alle quattro ruote il porto d’approdo, è facile presumere che molti scelgano vie alternative. Ovvero il bus, il treno e ogni altro mezzo pubblico possibile.
Nulla di scontato. E lo sa anche Zali. Che ammette: «L’operazione è complessa, ma c’è necessità di agire da subito».
L’avverbio di tempo è declinato senza fretta eccessiva. Si parla di 12-18 mesi, necessari prima per disegnare la mappa aggiornata dei parcheggi «abusivi», poi per trovare giustificazioni giuridicamente sostenibili al possibile divieto di destinare aree libere alla sosta.
Il Cantone ha una sola strada: imporre la sua linea ai Comuni. Magari forzando la mano, con la revisione della cosiddetta Legge sullo Sviluppo Territoriale (Lst).
C’è ancora tempo. Non molto, in verità. Nel frattempo, è meglio cercarsi un parcheggio.

Nella foto:
Una delle immagini diffuse ieri nel dossier del consigliere di Stato Claudio Zali

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