NEL TUNNEL DELLA PAURA

di LORENZO MORANDOTTI

Quando la realtà supera la fantasia
Il brivido ad alta tensione corre lungo la schiena e sul filo della linea. L’indiziato numero uno è forse ancora in vettura, o si nasconde fra le tenebre della ferrovia e delle sue strutture. Con il loro apparato di stazioni e macchinari, i treni, Pirandello insegna, sono uno dei vettori attraverso i quali il seme della follia riesce a insinuarsi nel quotidiano. Forse dobbiamo dire per sempre addio al treno eroico che era la forma concreta delle speranze positive dell’era industriale, capace
di unire, tanto in pace quanto in guerra, popoli e Paesi. Ora quel metallo stride di ritardi endemici, costi in rialzo, incapacità di essere un mezzo davvero competitivo nei confronti dei trasporti su gomma. E quel metallo può anche assumere la forma letale di una lama di coltello, puntata a un essere umano indifeso per ottenerne qualche soldo: la crisi economica che assale alla gola, letteralmente. Il colpevole è ancora su quel treno, sera dopo sera. Sembra un incubo, ma è realtà. È indisturbato, sinora.
Non siamo sul mitico Orient Express che univa Parigi e Istanbul, protagonista del romanzo del 1933 di Agatha Christie da cui poi fu tratto un celebre film. E l’accusa, per fortuna, non è di omicidio. Non ancora. Siamo su un più prosaico treno che collega Milano a Chiasso. Linea che evoca traffici di pendolari e anche di merci, più o meno lecite. Ma ora trasporta soprattutto paura. E, quel che è peggio, manca un investigatore dell’intuito e della pervicacia di un Hercule Poirot a vederci un po’ chiaro. Sembra anzi di essere allo sbando, in una scena dell’apocalittico romanzo La scimmia sulla schiena di William S. Burroughs, papà della beat generation: se ti addormenti, o cala la palpebra, ecco gli avvoltoi pronti a farti fesso, sei tra i drogati e spacciatori che si “lavorano” i pendolari sonnacchiosi sulle vetture della metropolitana di New York. Metafora dopo metafora, la letteratura sa essere spietata: il viaggiatore che voglia mantenersi insonne – gli conviene non poco lungo questa linea che, a conti fatti, è una delle più eccitanti d’Italia – potrà magari sfogliare Il tunnel dello svizzero Friedrich Dürrenmatt. Uscito nel 1952, il romanzo è un classico del surrealismo: un treno entra in un tunnel che è sostanzialmente infinito, e quel che è peggio è inutile tirare il freno d’emergenza: presto si superano i 100 orari. Finché il convoglio prende a correre in verticale. Fantasia? Vediamo bene che la realtà riesce a superarla. In peggio.

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