Nel ventre della città abbandonata

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Il degrado di Como
La mappa delle aree dismesse è conosciuta ma la situazione resta critica

Viale Innocenzo, via Carso, via Castellini, via Pannilani, Salita Peltrera, via Petrarca. L’elenco degli indirizzi degli “Hotel dei disperati”, a Como, è ormai tristemente noto.
Periodicamente, in genere in concomitanza con episodi di cronaca, si riaccendono i riflettori su una delle aree dismesse in cui si rifugiano i disperati. Nella migliore delle ipotesi, la risposta è un intervento per bloccare gli accessi. Poi le luci si spengono e, rapidamente, tutto torna come prima. Fino al “caso”

successivo.
È accaduto nelle ultime ore in viale Innocenzo, dopo l’arresto di un 28enne che, proprio nello scantinato di un’area dismessa, ha aggredito e picchiato una ragazza di 21 anni. La “tangenziale” di Como, in realtà, è costellata di zone ed edifici abbandonati stabilmente (o quasi) abitati dai senzatetto. A cominciare dalla Santarella, nel complesso ex Ticosa. Che lo stabile sia occupato dai clochard è noto da tempo. L’ultimo tentativo di mettere in sicurezza l’area e bloccare gli accessi risale a poche settimane fa, dopo un incendio scoppiato all’interno. Gli “inquilini” sono tornati nel giro di qualche giorno.
Ben due, invece, sempre restando in viale Innocenzo, gli stabili dismessi di proprietà privata: un’ex stamperia tessile e un ex albergo. In entrambi i casi, accedere ai locali non richiede particolari abilità e, all’interno, sono evidenti i segnali della presenza stabile di individui che vivono nelle strutture. Per dirla tutta, non è poi così difficile assistere al via vai dei residenti della fabbrica abbandonata.
Presenze fisse che entrano e escono da “casa” anche in pieno giorno.
I passaggi e i controlli delle forze dell’ordine sono frequenti. Proprio ieri, ad esempio, i carabinieri della compagnia di Como sono stati impegnati in una verifica delle aree dismesse di viale Innocenzo. Ma questo non basta comunque a scoraggiare i senzatetto che in quei locali trovano un riparo.
Restando in città, a poca distanza dalla cinta murata, è tutt’altro che impenetrabile Villa Feloj, in via Petrarca. Nonostante l’annuncio di un imminente intervento di riqualificazione, al momento l’edificio è quasi certamente un rifugio abituale per i senzatetto, come dimostra la porta aperta all’ingresso della struttura. L’accesso era stato recentemente sigillato, ma il blocco non è durato che qualche settimana. Una situazione analoga a quella che si è registrata in Salita Peltrera, dove la messa in sicurezza per impedire l’ingresso dei disperati in una villa abbandonata di proprietà di privati è stata poco più che un palliativo.
Situazione critica anche nell’ex area industriale di via Carso, dove i segni di degrado e di abbandono sono ben evidenti anche dalla strada. È più recente, invece, il problema di via Castellini. Abbattuta la ex Lombarda, è rimasto il magazzino della fabbrica, a ridosso delle case e a poca distanza dall’ex distretto militare. Tutt’altro che una fortezza inespugnabile.

Anna Campaniello

Nella foto:
Sopra, la fabbrica abbandonata in via Carso. A destra, l’imponente edificio della Santarella

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