Nell’antica tomba l’adulto abbraccia il bambino

Scheletri abbracciati

Due adulti, un bambino e poi i resti di un altro piccolo cranio. È quanto conservato all’interno di un’antica tomba di famiglia riportata alla luce soltanto alcuni giorni fa dagli operai del cantiere della rete fognaria in via Sant’Abbondio a Como, a poca distanza dalla basilica omonima e dal chiostro dove ha sede il polo umanistico dell’università dell’Insubria.
Si tratta di una sepoltura multipla: sono stati rinvenuti i resti di quattro persone, due delle quali si sono conservati integralmente.

Nel dettaglio, si tratta di un adulto, deposto supino accanto a un bambino, anch’esso ritrovato nella stessa posizione. In particolare l’adulto ha un braccio piegato che sembra abbracciare il più giovane.
Potrebbe trattarsi di un nucleo familiare oppure di persone che avevano stretti legami di parentela.
I resti ossei delle altre due persone invece risultano compromessi dallo scavo dell’acquedotto.
Nelle immagini degli scheletri ossei si riesce a distinguere anche il secondo adulto, deposto anch’esso supino con probabilmente accanto i resti dell’altro giovane, nella stessa posizione del primo ma con il cranio all’altezza delle gambe.

Intanto proseguono le analisi degli esperti per datare la tomba. Gli studi ora si concentrano sui laterizi di età romana di riuso con cui è stata realizzata la struttura tombale.
«Per il momento stiamo ancora svolgendo la sorveglianza archeologica sulla restante parte di scavo – spiega Stefano Cervo della società C&V studio di archeologia Srl, incaricata di svolgere assistenza negli scavi per conto della Soprintendenza – è possibile che ci siano altri ritrovamenti».
Quella di Como è una città antica che non è nuova a ritrovamenti archeologici significativi.

«I resti sono andati distrutti nel corso del tempo, compromessi dallo scavo dell’acquedotto che ne ha asportato buona parte», spiega Stefano Cervo, che sul perché la tomba si trovi accanto alla chiesa di Sant’Abbondio aggiunge: «Si tratta di un edificio antico, le chiese allora venivano comunemente utilizzate per seppellire i morti».
I resti ossei sono oggetto di analisi per risalire all’epoca a cui appartengono. Gli esperti hanno però fatto delle ipotesi in base ai materiali che circondano gli scheletri ritrovati durante le operazioni di scavo.
«Per quanto riguarda la datazione abbiamo solo indicazioni indirette – conclude l’archeologo Stefano Cervo – La struttura tombale è stata realizzata con laterizi di età romana di riuso, un caso frequentissimo, ed è sicuramente in connessione all’edificio sacro».

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