Nell’Italia depressa dalla crisi le richieste delle imprese si scontrano con le riforme dal futuro incerto

Il dariosauro
di Dario Campione

Sostiene l’economista americano Nouriel Roubini che le crisi economiche sono «creature abbastanza abitudinarie» ma che, al pari di ogni altro evento storico, «ciascuna di esse ha caratteristiche proprie e irripetibili».
La crisi partita nel 2008 dagli Usa con il crollo di alcune banche d’affari si è estesa rapidamente a tutto il blocco occidentale. Nel 2010 sembrava che la situazione potesse migliorare, ma non è stato così. Oggi molti esperti parlano di recessione, quando non addirittura
di depressione. Sottolineando con un unico termine una condizione psicologica oltre che finanziaria. In Italia la situazione è peggiore che altrove. La debolezza strutturale del sistema economico nazionale, condizionato da un gigantesco debito pubblico, rende meno agevole ogni possibile via d’uscita.
Non mancano i paradossi. Come quello ventilato ieri dal Fondo Monetario Internazionale: in un futuro non troppo lontano, con la speranza di vita che cresce, le Nazioni della vecchia Europa non sapranno come pagare le pensioni. Lo Stato sociale, insomma, non può reggere. Non per le persone normali, almeno, quelle cioè che dopo una vita di lavoro anelano a una tranquilla vecchiaia.
A tutto ciò si aggiungono, sempre in Italia, le fortissime tensioni tra parti sociali sulle riforme da attuare. A partire da quella del mercato del lavoro. Le imprese chiedono maggiore flessibilità in uscita, vale a dire possibilità di licenziare più facilmente in caso di crisi. Il sindacato risponde con l’invocazione della stabilità e della certezza del lavoro: meno contratti a termine e impieghi sicuri.
Il governo tecnico non trova una soluzione che accontenti tutti. Ancora ieri, il Pdl ha di fatto bocciato il disegno di legge sulla riforma del mercato del lavoro giudicandolo «sbilanciato». Anche Confindustria non lesina critiche, mentre i mercati si agitano e l’incubo spread torna a materializzarsi.
Dentro uno scenario fatto di conflitti politici irrisolti e di ricette economiche differenti si muovono le persone in carne e ossa. I giovani che cercano lavoro con poche o nulle speranze, i pensionati che non ce la fanno con le bollette, gli “esodati” che hanno perso praticamente tutto e non hanno garanzie sul proprio futuro.
Di tutto questo parliamo stasera, in diretta su Etv, a partire dalle 23. Ospite in studio il vicepresidente nazionale (e presidente regionale) di Confartigianato, Giorgio Merletti.
dariosauro@espansionetv.it

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