Nessi, scritture al tempo del Covid-19

Alberto Nessi

Poesia di stazioni e biciclette, fili d’erba, paesaggi naturali e incontri umani quella di Alberto Nessi, il maggior poeta svizzero in lingua italiana, vincitore del Gran Premio Svizzero di Letteratura 2016 che ha compiuto l’anno scorso 80 anni. Occasione per la quale la “Casa della letteratura” di Lugano gli ha reso omaggio con un libro di contributi di vari autori, “Rampe di lancio doganieri nuvole” il cui titolo è un verso della prima poesia della sua raccolta “Un sabato senza dolore” edita da Interlinea di Novara. Lo stesso editore ha pubblicato poi per l’ottantesimo genetliaco “Perché non scrivo con un filo d’erba”, antologia con manoscritti e inediti. Dove Nessi scrive tra l’altro: «Il lavoro del poeta è quello di stabilire dei legami segreti tra cose date per scontate, di ridare verginità a parole logorate dall’uso: questa la sua forza, oggi apprezzata da pochi, ignorata dai più, talvolta derisa, disprezzata o addirittura fatta oggetto di aggressione verbale».
In tempo di pandemia, Nessi ha proseguito su questa strada con un diario che dà il senso ai giorni tremendi vissuti dall’umanità, e ora raccolto nel volume edito da Casagrande “Corona blues”. Pagine nate su un diario tascabile nero per annotare meditazioni sulla fragilità della vita e sul suo effettivo valore, con l’unica arma che ha in mano il poeta, ossia la parola. Un’ode alla solitudine e alla pazienza, tra paura e speranza, tutta da leggere. E come per Orelli, anche per Nessi il legame con Como è forte.
Alberto Nessi, nato a Mendrisio nel 1940, vive a Bruzella. Tra i suoi libri più celebri “I giorni feriali”, “Rasoterra”, “Il colore della malva”, “Terra matta”. Ha pubblicato anche libri con artisti, fra i quali, per l’atelier Lithos di Como che ha sede in via Venturino 18, “Radure” con illustrazioni del grande pittore lombardo Enrico Della Torre e “Le vecie”, composto da un racconto inedito con una litografia originale di Mario Mondo, artista di origine comasca ma da anni attivo nella vicina Confederazione. L’opera è realizzata in sole cento copie firmate dagli autori, più cinque prove d’artista, e compare nella collana “Le vie dei Canti”.
Il libro è un tuffo nel microcosmo della provincia trevigiana, intriso della sua antica cultura attraverso l’uso sapiente di termini dialettali, per rievocare vite minime ma piene di significato e di dignità.

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