Nessun dorma lungo il confine: tutta “colpa” dei droni svizzeri

All’inizio dell’anno una famiglia di Novazzano voleva addirittura vendere la casa per via di tutte quelle notti insonni. Ora c’è un quartiere di Como che convive con i tappi nelle orecchie. Il motivo? Il passaggio continuo dei droni svizzeri, con motore a benzina, per sorvegliare il confine. A Sagnino nelle nottate d’estate in cui le finestre rimangono aperte, c’è chi continua a rigirarsi nel letto. «È come avere un’auto senza marmitta che ogni venti minuti va il giro della tua casa», spiega un residente esasperato.

Del problema si sta interessando anche chi da sempre si occupa del quartiere, come l’ex consigliere comunale Vittorio Mottola. «Io abito a venti metri dal confine e i droni li sento e li vedo – spiega Mottola – La Svizzera ha una mentalità differente rispetto alla nostra sui controlli. Non discuto sull’utilità del servizio, ma si deve pensare a dei correttivi sul rumore».

Anche l’assessore Marco Butti conosce palmo a palmo il quartiere. «L’altra sera ero dai miei genitori. Tra le 22 e le 23 si sentono davvero parecchio i droni, ho ricevuto diverse segnalazioni», conferma. Il rumoroso pattugliatore fa parte delle Forze Aeree del Canton Ticino e sorveglia tutta la zona del Mendrisiotto. E anche tra i residenti in Svizzera le lamentele non mancano. Tanto che Berna, sede del comando delle Forze Aeree, avrebbe promesso di fare entrare presto in servizio un modello più silenzioso dell’attuale ADS-95 Ranger. Della questione si è interessata dai recente pure la televisione svizzera. Ogni anno i droni vengono impiegati una sessantina di volte dal corpo delle Guardie di confine, soprattutto di notte. La magra consolazione è che durante i weekend non volano. Sabato e domenica sonni tranquilli quindi lungo il confine. Questo in attesa che entrino in servizio i nuovi Hermes 900, droni “silenziosi”

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