Nessuna guerra dei ristorni, i Comuni comaschi riceveranno tutti i fondi frontalieri

Palazzo delle Orsoline
Palazzo delle Orsoline, sede del governo e del Parlamento del Canton Ticino
Palazzo delle Orsoline, sede del governo e del Parlamento del Canton Ticino

La guerra dei ristorni non ci sarà. Almeno non quest’anno.

Il governo di Bellinzona ha deciso a maggioranza – con il voto contrario dei due consiglieri di Stato della Lega – di versare all’Italia l’intera quota di imposte alla fonte sul reddito 2017 dei lavoratori frontalieri, rispettando in questo modo l’accordo del 1974.

Bocciata, quindi, la richiesta che il presidente del Consiglio di Stato, il leghista Claudio Zali, aveva fatto ai colleghi del governo di “congelare” almeno una parte dei ristorni (25 milioni di franchi su un totale di 80). Parte con cui si sarebbero dovute realizzare opere infrastrutturali decise di comune accordo tra Ticino e Comuni di frontiera.

Proprio i Comuni direttamente interessati ai ristorni sono stati i primi a tirare un sospiro di sollievo, dato che la proposta di Zali avrebbe ridotto sensibilmente la quota di contributi che di solito servono a far quadrare i conti.

Alla fine, quindi, non c’è stato lo strappo desiderato dalla Lega. Il governo di Bellinzona ha annunciato di aver «avviato trattative transfrontaliere con le Regioni Lombardia e Piemonte, per la stesura di un piano di interventi congiunto (una “roadmap”) nei settori infrastrutture, ambiente e mobilità».

Il punto che il Ticino sembra voler ignorare è che l’impiego dei ristorni è di competenza degli enti locali e non può essere deciso né dalle Regioni né dallo Stato. Un’eventuale “roadmap” dovrebbe essere siglata con i Comuni i quali però difficilmente rinunceranno ai ristorni.

Una situazione che appare senza sblocco e che potrebbe forse essere mitigata dall’entrata in vigore degli accordi del febbraio 2015. Gli stessi che i partiti oggi al governo in Italia – Lega e 5 Stelle – hanno però detto di voler cancellare in via definitiva.

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