Nessuno è Superman nella lotta al Covid

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di Marco Guggiari

Tentiamo un discorso difficile perché è scivoloso e impopolare. La terza ondata del Covid, le misure adottate per contenerla e le azioni in corso per stroncare la pandemia con le vaccinazioni, consegnano in questi giorni due certezze che potevamo già immaginare: non esiste Superman, resiste soltanto un mostro al comando ed è il virus.

Il nuovo Dpcm del governo, il primo dell’era Draghi, è caratterizzato dallo stesso metodo del recente passato, anche se i protagonisti sostengono di aver cercato una maggiore condivisione. Il governo di (quasi) tutti è in carica dal 13 febbraio. Il 18 ha ottenuto la fiducia definitiva alla Camera. È certamente presto per pretendere risultati, ma è già possibile ribadire invece una semplice verità: nessun uomo al comando è “salvifico”.

A parte la sostituzione di alcune figure nella filiera della lotta alla pandemia e a parte l’affermarsi di una certa continenza comunicativa, non si è notato un particolare cambio di passo. Questo non significa parlare male di Garibaldi, o azzardare che il governo lavora male o non lavora. Significa che davanti alla bestia del Covid nessuno può fare il “fenomeno”. Se non si è posseduti da visioni puramente ideologiche e di parte, si giunge inevitabilmente a questa conclusione. Forse, in cuor loro, se ne rendono conto anche i grandi critici passati in un battibaleno dall’opposizione alla maggioranza e a posti da ministri e sottosegretari.

Anche nella Regione Lombardia, dove da qualche settimana è stata cambiata la catena della sanità, la vicenda dei vaccini, specialmente per gli anziani destinatari di convocazioni ritardate, fuorvianti, talvolta in sedi disagiate, è sotto gli occhi di tutti. Ed è palese anche nel Comasco. Di nuovo, va ribadito, non si vuole parlar male di Garibaldi (in questo caso di Bertolaso, o di Letizia Moratti), o rimpiangere l’assessore Gallera, ma nessuno, nemmeno a Milano, è Nembo Kid.

Ne discende che un Conte non è monarca a vita, che i Draghi vanno e vengono ed è soprattutto evidente che il Covid per ora resta, che l’Italia e la Lombardia sono impreparate a una pandemia senza precedenti e che dobbiamo ancora attrezzarci, che la lotta sarà ancora lunga, che la caccia alle streghe, o la velocissima costruzione di statue ai nuovi salvatori della patria sono premature. Così come sono fuori luogo letture fatte in base a simpatie e antipatie, al puro sentito dire. Dovrebbe essere scontato, ma non è così. È diffuso un modo furbo da parte di qualcuno, a destra come a sinistra, di buttare la palla in tribuna, di levare volute di fumo. Ed è ingenuo, da parte di molti, credere agli eroi prima del tempo e liquidare con sberleffi chi c’era prima.

La vita reale ha bisogno di altro, della fiducia nell’impegno di tutti. In provincia di Como la percentuale di positivi rispetto ai tamponi effettuati è salita al 17%, i contagiati ufficiali in un anno sono 45mila, i morti non lontani da quota 1.800. In Lombardia, come altrove in Italia, siamo ormai alle sfumature dei colori non primari: l’arancione rafforzato. Si chiudono le scuole e si permette l’acquisto di alcolici nelle enoteche fino alle 22. Le piscine restano inaccessibili, ma di questo nella nostra città non ci accorgiamo perché tanto non ci sarebbe differenza.

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