Cronaca

Niente fecondazione eterologa a Cantù. Il Sant’Antonio Abate non è pronto

altBrazzoli: «Dobbiamo risolvere molteplici problemi organizzativi»
L’avvio degli interventi di fecondazione eterologa all’ospedale di Cantù è rinviato a data da destinarsi. A quasi un mese dall’approvazione delle linee guida per la procedura della giunta regionale lombarda, l’ambulatorio dell’ospedale Sant’Antonio Abate, punto di riferimento per la provincia di Como, non è pronto a dare il via alle prenotazioni né tanto meno a iniziare il trattamento delle coppie. Un mese fa sembrava cosa fatta.

«Entro una quindicina di giorni si partirà ufficialmente», aveva dichiarato l’assessore regionale alla Salute Mario Mantovani dopo l’approvazione della delibera. In realtà, in trenta giorni poco o nulla si è mosso realmente.

 

«Come altri centri lombardi, ci stiamo organizzando e adeguando alle normative – sottolinea il direttore sanitario dell’azienda ospedaliera Sant’Anna, Giuseppe Brazzoli – I problemi organizzativi sono molteplici e non è affatto facile mettere tutti i tasselli al loro posto. È necessario prepararsi con attenzione per garantire prestazioni idonee e corrette, strutturate al meglio e non approssimative».
Tra i nodi cruciali da risolvere, uno dei più spinosi è quello dei donatori. «Per la Lombardia la struttura di riferimento per la banca informatica è la Mangiagalli ma aspettiamo ancora l’attivazione – dice Brazzoli – Il problema maggiore poi riguarda la banca dei gameti, maschili e femminili, l’organizzazione delle donazioni e i controlli previsti per i donatori. In questo caso tra l’altro resta anche il dubbio su chi debba pagare gli esami del donatore, in particolare quelli genetici». Nelle ultime settimane, il centro di procreazione assistita dell’ospedale di Cantù ha ricevuto decine di telefonate di aspiranti genitori che vorrebbero accedere alle tecniche di fecondazione eterologa. «Al momento non daremo il via alle prenotazioni – dice Marco Onofri, direttore generale dell’azienda ospedaliera Sant’Anna – Partiremo solo nel momento in cui tutto sarà davvero chiaro e in ordine, nel massimo rispetto delle coppie. Garantiamo l’accoglienza ai pazienti che si rivolgono a noi, ai quali cerchiamo di dare sempre tutte le informazioni e l’assistenza possibile, indirizzando eventualmente ad altre strutture».
Il rinvio e l’incertezza sulla data del reale avvio delle procedure è una doccia gelata per decine di coppie che speravano di poter accedere in tempi brevi alle pratiche di fecondazione eterologa, già avviate in altre regioni italiane, Toscana in testa. Nelle strutture accreditate della Lombardia infatti, stando a quanto dichiarato dall’assessore alla Salute, gli interventi sarebbero dovuti partire entro metà ottobre. Almeno per il momento, se partiranno, le pratiche saranno a pagamento, con costi a carico del cittadino che varieranno da 600 euro a 3mila euro.

Anna Campaniello

Nella foto:
Non è ancora tempo di fecondazione eterologa in Brianza. La struttura del Sant’Antonio Abate di Cantù deve risolvere importanti problemi organizzativi prima di avviare la pratica. Il servizio su scala regionale doveva partire a metà ottobre
10 ottobre 2014

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