Nini Binda: «Tradita la fiducia dei tifosi e dei comaschi, getto la spugna anch’io»

La vicenda del Football Club Como. Il commento di Nini Binda, figlio di un presidente azzurro negli anni ’30, imprenditore ed ex assessore nella giunta di Alberto Botta

Molta amarezza e anche una riflessione profonda sul modus operandi che sta portando questa nostra città allo sfascio. Cerco sempre di vedere qualcosa di buono in ogni situazione, di non fermarmi all’apparenza, di indagare, informarmi, conoscere, di mettere a disposizione quel che sono e quel che ho, ma davanti alla disfatta del Calcio Como e di una così triste vicenda di tradita fiducia dei tifosi e dei comaschi, getto la spugna anch’io.

Sono figlio di un presidente che negli anni ’30 ha portato il Como in serie A. Ho amato il Calcio Como, ho fatto parte di quella società, vedere finire così la squadra della nostra città non è solo un colpo duro allo sport ed ai tifosi, ma è una parabola triste che ci racconta di una società gloriosa finita dove non meritava. Mi chiedo come sia possibile che i comaschi non siano capaci di avere cura delle proprie fortune, come possano essere così irriguardosi e menefreghisti con chi ha fatto la storia della città, ma disposti a vendere l’anima all’ultimo arrivato, accordando fiducia infinita, senza mai andare a fondo dei problemi. È il caso di Lady Essien, nulla di personale, al suo posto avrebbe potuto esserci chiunque e avere lo stesso trattamento: essere visto come il salvatore della patria e poco tempo dopo come il peggiore devastatore sulla Terra. Passare così, da un estremo all’altro, è demenziale.

Una città che non vede le risorse che ha al suo interno e che si svende al migliore offerente: credulona. Certo, dopo 4 aste andate deserte, che cosa ci si aspettava? E chi dice: “Se lo avessi saputo, lo avrei preso io”, oggi dovrebbe solo tacere e rendersi conto di aver fatto parte anch’egli di questa vile inerzia che muove la nostra città facendole perdere via via tutto quanto di prezioso aveva. Un esempio su tutti: da una vita mi batto per la valorizzazione del nostro stadio. La città deve capire che per far rinascere il Calcio Como si deve partire dallo stadio. Il grande Sinigaglia, esempio del Razionalismo italiano, merita rispetto e poi quello stadio è inserito in una cittadella dello sport, un contenitore di ricordi di tante generazioni. Ed i ricordi vanno rispettati, sono tutto quello che resta di una vita.

C’è stato un tempo in cui il ridicolo disonorava più del disonore, purtroppo ora il ridicolo è stato anestetizzato dall’abitudine di presentarci queste squallide comparse. Voglia la fortuna che le sfide dell’avvenire non siano troppo severe per la città e i suoi tifosi. E che il nuovo sindaco ed i nuovi eletti riescano ad invertire la rotta di questo impressionante “tafazzismo burocratico sportivo”.

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