Nuovo no ai “giovani frontalieri”. La Svizzera congela gli apprendisti
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Nuovo no ai “giovani frontalieri”. La Svizzera congela gli apprendisti

Nuovi frontalieri? Sì, basta che non siano giovani o giovanissimi. Il governo del Canton Ticino (Consiglio di Stato) ha confermato ieri una sorta di “prima i nostri” sui giovani frontalieri. Bellinzona, in pratica, ha rinnovato l’invito ai datori di lavoro che vogliano assumere apprendisti dalle associazioni professionali attive in Canton Ticino a «dare priorità alle persone residenti in Ticino».
Nulla di nuovo sotto il sole, ad ogni modo, dato che il provvedimento, introdotto nel 2013, viene riproposto ogni anno «per evitare le distorsioni su una porzione di mercato del lavoro che deve rimanere destinata alla formazione di base», si legge in un comunicato diffuso ieri dal governo ticinese.
Il Consiglio di Stato ha quindi confermato anche per quest’anno la decisione di tenere in sospeso l’approvazione dei contratti di tirocinio degli apprendisti frontalieri. Si parla di ragazzi molto giovani, nati nel 1999 o prima.
Non è un’esclusione assoluta, precisano dal governo ticinese. Gli under 18 italiani vengono lasciati in stand-by «fino a quando tutti i giovani ritenuti idonei nella professione scelta, residenti nel Cantone Ticino, avranno trovato un’idonea collocazione», si legge sempre nella nota.
L’invito dato all’imprese è in realtà un obbligo, visto che nel caso in cui la Divisione della formazione professionale scoprisse delle violazioni del principio, il contratto di tirocinio non viene approvato.
La misura riguarderà anche gli apprendisti in possesso del permesso B o L rilasciato dopo il 1° settembre 2017.
In Canton Ticino, come in tutta la Svizzera, il collocamento dei giovani viene controllato con particolare attenzione. Non si vuole infatti correre il rischio di far crescere la disoccupazione giovanile.
I minorenni ticinesi non seguiti dall’Ufficio dell’orientamento scolastico e professionale e ancora alla ricerca di un posto di apprendistato si iscrivono in un apposito elenco che viene gestito direttamente dal collocamento.
Soltanto una settimana fa, il Parlamento ticinese aveva invece bocciato l’iniziativa “Prima i Nostri” proposta dall’Udc per una consultazione popolare del 2016 e accolta con il 58% dei consensi in Canton Ticino.
Si voleva tornare ad applicare la preferenza dei ticinesi sul mercato del lavoro. Un provvedimento antifrontalieri ora tramontato. Il provvedimento generale non poteva infatti reggere sotto il profilo giuridico. Secondo la commissione speciale del Parlamento del Canton Ticino “il disegno di legge è in contrasto con il diritto superiore”. La competenza riguardo le leggi sugli stranieri è infatti federale e non cantonale. Sotto la lente vi erano i nuovi permessi per frontalieri (permessi G), di dimora temporanea (L) o di dimora (C). Un datore di lavoro prima di assumere un frontaliere dovrebbe dimostrare di non poter trovare, con le stesse qualifiche, un disoccupato residente o anche straniero, ma già in possesso dei permessi.
Un retaggio del passato per il mercato del lavoro in Svizzera e, come spiegato in precedenza, ancora valido per alcune sacche di lavoratori, gli apprendisti, ad esempio.
La battaglia dell’Udc in materia di immigrazione e preferenza al lavoro per gli svizzeri non termina comunque qui. È infatti iniziata da alcune settimane la raccolta di firme su tutto il territorio elvetico per andare al voto sull’iniziativa che mira ad abolire l’accordo sulla libera circolazione delle persone.
Il rischio di un ritorno alle urne è elevato, almeno quanto il timore di un successo dell’iniziativa.

2 marzo 2018

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Redazione Corriere di Como

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